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Omicidio Vassallo: lo sconcerto del figlio Antonio per la posizione di Cagnazzo

Il Tribunale di Salerno revoca la misura cautelare per Fabio Cagnazzo. Antonio Vassallo attacca: "Depistaggi gravi negli atti, ma manca un processo definitivo"

Di:
Maria Emilia Cobucci
Di:Maria Emilia Cobucci
Giornalista per scelta, professione e passione. Una passione che mi accompagna sempre nel mio lavoro tanto da renderlo unico. Testarda e determinata, sono sempre alla ricerca...
Pubblicato il: 19/04/2026
Aggiornato il: 20/04/2026
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Il Tribunale del Riesame di Salerno ha escluso responsabilità a carico del colonnello Fabio Cagnazzo, nell’omicidio del “Sindaco Pescatore”, Angelo Vassallo. Il provvedimento apre una profonda voragine di interrogativi sulle condotte che avrebbero caratterizzato le fasi successive all’omicidio avvenuto ad Acciaroli nel 2010. Cagnazzo, infatti, era inizialmente accusato di aver depistato le indagini, indirizzandole su Bruno Humberto Damiani, ‘o Brasiliano, anche arrestato e poi pienamente scagionato. 

Le ombre sui presunti depistaggi e la reazione della famiglia

A esprimere perplessità Antonio Vassallo, figlio del sindaco ucciso. 

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“Il Tribunale esclude la presenza di gravi indizi per il concorso nell’omicidio e, per questo, revoca la misura. Ma nello stesso provvedimento viene descritto un quadro che va ben oltre questo passaggio: si parla di condotte di depistaggio, di interventi sulle indagini, di attività ripetute che avrebbero inciso concretamente sull’andamento dell’inchiesta”, ha dichiarato Antonio Vassallo.

La contraddizione tra atti giudiziari e mancanza di un processo

Il fulcro della polemica risiede nella discrasia tra quanto descritto dai giudici e l’assenza di un dibattimento che svisceri tali condotte in modo definitivo. Per i familiari della vittima, il fatto che determinati comportamenti siano stati qualificati dal Tribunale come gravi e concreti impone una riflessione sulla tenuta del sistema di ricerca della verità.

“Faccio fatica a comprendere come fatti di questa natura possano rimanere sullo sfondo, senza un processo che li affronti in modo pieno e li porti a una vera definizione, invece di restare dentro una decisione cautelare che ne lascia inevasa la portata”, prosegue Vassallo, evidenziando come la percezione di una giustizia parziale sia ormai cristallizzata nei documenti ufficiali.

Il reintegro nell’Arma e lo sconcerto dei familiari

Un ulteriore elemento che fa discutere i familiari del sindaco pescatore è rappresentato dal ritorno in servizio del colonnello Cagnazzo tra le file dell’Arma dei Carabinieri. Secondo Antonio Vassallo, il reintegro avviene in un momento in cui la vicenda presenta ancora troppi punti d’ombra e passaggi non chiariti.

“Il suo reintegro nell’Arma, in questo contesto, non può che lasciare addosso un senso di forte sconcerto. Perché avviene mentre una vicenda così complessa e delicata continua a presentare passaggi ancora aperti, non chiariti fino in fondo”, conclude il figlio del sindaco, ribadendo che la ricerca della verità non può prescindere da una risposta conclusiva su quanto emerso dall’ultimo provvedimento.

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