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Comuni montani, anche Rutino ricorre al Tar: “Criteri irrazionali, esclusi territori svantaggiati a favore delle grandi città”

Il Comune di Rutino ricorre al TAR contro il nuovo elenco dei Comuni montani. Denunciata l'esclusione di territori svantaggiati a favore di grandi capoluoghi

Di:
Ernesto Rocco
Di:Ernesto Rocco
Inizia l'attività giornalistica nel 2003, collaborando con il mensile "Il Cilento Nuovo". Successivamente diventa addetto stampa dell'U.S.Agropoli 1921, ruolo che manterrà fino al 2013 e che...
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Pubblicato il: 18/04/2026
Aggiornato il: 18/04/2026
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Tar Salerno

Il Comune di Rutino ha ufficialmente presentato un ricorso dinanzi al TAR Lazio contro la nuova classificazione dei Comuni montani introdotta dal Governo con la deliberazione del 18 febbraio 2026. L’azione legale, firmata dagli avvocati Guido Lenza e Ferdinando Belmonte, punta l’indice contro un paradosso normativo che vede piccoli centri storicamente svantaggiati perdere benefici economici, mentre grandi capoluoghi di provincia e città costiere entrano di diritto nella nuova “mappa” della montagna italiana.

La “montagna” secondo i nuovi parametri: un addio al criterio socio-economico

Al centro della disputa vi è la Legge 12 settembre 2025, n. 131, che ha ridefinito i criteri per accedere ai fondi e alle agevolazioni previste per le zone montane. Secondo i legali del Comune cilentano, il Governo avrebbe operato una scelta arbitraria, privilegiando esclusivamente parametri geografici (altimetria e pendenza) a discapito di quelli socio-economici.

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Questa impostazione tradirebbe lo spirito dell’Articolo 44 della Costituzione e dell’Articolo 174 del TFUE, che impongono la tutela delle zone montane non come semplice dato fisico, ma come aree caratterizzate da “gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici”. Il ricorso sottolinea come la nuova norma abbia declassato il criterio socio-economico a una posizione “subordinata ed ancillare”, creando distorsioni evidenti nella distribuzione delle risorse.

Il paradosso: fuori Rutino, dentro i grandi capoluoghi

I numeri contenuti nel ricorso descrivono una situazione che i ricorrenti definiscono “irrazionale”. A fronte di 633 Comuni che perdono lo status montano, altri 287 lo acquisiscono per la prima volta. Tra i nuovi ingressi figurano città come Cosenza, Caltanissetta, Cuneo e Avellino, oltre a centri urbani densamente popolati come Ercolano e Mascalucia.

Per Rutino, il danno è duplice. Il Comune è stato escluso perché la sua quota massima (525 metri) non raggiunge per pochi metri le soglie fissate, nonostante presenti tutti i tratti del declino che la legge dichiara di voler combattere:

  • Spopolamento: dai 1.036 residenti del 1981 ai soli 752 del 2025.
  • Invecchiamento: circa il 30% della popolazione ha superato i 65 anni.
  • Reddito: un valore medio pro-capite di 7.640 euro, nettamente inferiore alla media provinciale e nazionale.
  • Economia: un tessuto produttivo interamente basato su un’agricoltura eroica e frammentata.

Procedura d’urgenza e dubbi di legittimità

Il Comune contesta anche l’iter burocratico seguito dal Consiglio dei Ministri, che avrebbe proceduto con una deliberazione unilaterale nonostante la “mancata intesa” in sede di Conferenza Unificata. Le Regioni e le Province Autonome avevano infatti espresso la volontà di proseguire il confronto, ma il Governo ha preferito accelerare i tempi facendo propria la proposta tecnica del Dipartimento per gli Affari Regionali (DAR).

“L’attribuzione del carattere di ‘montanità’ ad un determinato Comune – carattere che rileva ai fini dell’accesso alle misure di agevolazione previste in tale settore dalla legge- è dipesa, fino all’attualità, dall’inclusione del Comune in questione in un elenco elaborato dall’Unione nazionale Comuni, Comunità ed enti montani (UNCEM)”, ricorda il ricorso citando un parere del Consiglio di Stato. La rottura con questa prassi storica mette ora a rischio la sopravvivenza economica di centinaia di piccole realtà.

Le conseguenze per il territorio

L’esclusione dall’elenco non è una semplice questione di etichetta. Per Rutino significa perdere l’accesso alle priorità della Strategia per la montagna italiana (SMI), l’impossibilità di beneficiare dei fondi per il recupero dei sistemi agro-silvo-pastorali e l’esclusione dai lavori di manutenzione del territorio solitamente affidati agli imprenditori agricoli locali.

Il Comune chiede dunque al TAR Lazio l’annullamento degli atti e valuta la remissione della questione alla Corte Costituzionale e alla Corte di Giustizia UE, per accertare se un criterio meramente altimetrico possa davvero definire, nel 2026, cosa sia “montagna” e chi meriti protezione. Negli ultimi giorni anche altri comuni hanno presentato un ricorso.

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