Il business del gioco d’azzardo in Italia non conosce freni, anzi, accelera. Nonostante i rischi sociali, l’indebitamento crescente e le pesanti ricadute sulla salute pubblica, il volume di denaro riversato nelle scommesse continua a segnare numeri da capogiro. Secondo gli ultimi dati ufficiali del Ministero dell’Economia, analizzati ed elaborati da Libera, nel 2025 la cifra complessiva giocata nel Paese ha raggiunto i 165 miliardi e 344 milioni di euro, con un incremento del 5% rispetto al 2024.
A trascinare questa crescita è soprattutto il comparto online, che da solo ha catalizzato 100 miliardi e 880 milioni di euro, segnando un balzo del 9% in un solo anno. Una transizione digitale che rende l’azzardo sempre più pervasivo, silenzioso e difficile da arginare.
La Campania maglia nera: Salerno oltre i 4 miliardi
In questo scenario nazionale, la Campania si conferma un territorio critico, posizionandosi come la seconda regione in Italia per volumi di gioco, preceduta solo dalla Lombardia. Nel 2025, tra Napoli e province, sono stati giocati 21.562.985.622 euro, in netto aumento rispetto ai 20,5 miliardi dell’anno precedente.
Il dato pro capite è allarmante: in media, ogni abitante della Campania — inclusi i bambini, nonostante il divieto ai minori — spende 3.868 euro all’anno in azzardo. All’interno del contesto regionale, la provincia di Salerno riveste un ruolo di primo piano, confermandosi il secondo polo dell’azzardo dopo Napoli. Nel salernitano, nel solo 2025, sono stati “bruciati” 4 miliardi e 163 milioni di euro. Una cifra enorme che drena risorse vitali dall’economia reale e dalle tasche delle famiglie locali.
L’allarme di Libera: “Lo Stato è corresponsabile”
L’associazione Libera non usa mezzi termini nel commentare una situazione che definisce una vera e propria “deriva sociale”. L’aumento vertiginoso delle giocate non è solo un dato statistico, ma il sintomo di una crisi profonda che alimenta disuguaglianze e disperazione.
“L’aumento vertiginoso del gioco d’azzardo in Italia, certificato dagli ultimi dati del Ministero dell’Economia- commenta Libera- è un segnale gravissimo. E’ l’indicatore di una deriva sociale che sta divorando intere comunità, impoverendo famiglie, ampliando le disuguaglianze e offrendo nuovi spazi di profitto alle organizzazioni criminali. Ogni euro speso in azzardo è un euro sottratto alla dignità, alla cura, all’educazione, alla possibilità di costruire futuro. E quando lo Stato registra questi numeri senza intervenire con decisione, non è spettatore: è corresponsabile.”
Secondo l’associazione, serve una strategia nazionale che riduca drasticamente l’offerta, limiti la pubblicità e smetta di considerare l’azzardo come una semplice voce di bilancio pubblico.
Il business delle mafie: l’azzardo rende più della droga
Laddove cresce l’azzardo, cresce inevitabilmente l’ombra delle organizzazioni criminali. Il settore è diventato una delle voci più remunerative del bilancio mafioso: una “grande roulette” utilizzata per riciclare denaro sporco, imporre la fornitura di slot machine e agganciare giocatori fortunati per estorsioni o sfortunati per l’usura.
In Campania, le relazioni della DNA e della DIA pubblicate tra il 2010 e il 2024 hanno censito ben 40 clan attivi in questo comparto. La convenienza per le mafie è evidente nelle parole del Generale della Guardia di Finanza, Nicola Altiero, vicedirettore operativo della Dia:
“Un euro investito dalle mafie nel narcotraffico produce profitti per 6-7 euro, uno investito nell’azzardo 8-9, con molti meno rischi.”
Cronaca di una guerra: bombe e attentati alle sale gioco
Il controllo di questo mercato passa anche attraverso la violenza. Tra il 2023 e il 2025, le cronache hanno registrato 21 episodi di attentati, incendi e bombe ai danni di sale scommesse in Italia. Quasi la metà di questi fatti, ben 10 episodi, si sono verificati proprio in Campania, tra Napoli e provincia, confermando come il controllo delle macchinette e dei circuiti di scommesse sia un terreno di scontro frontale tra i clan per il dominio economico del territorio.
