La sezione centrale d’Appello della Corte dei Conti di Napoli si è pronunciata sulla vicenda “Strade Fantasma”, rigettando i ricorsi presentati contro le sentenze di primo grado. La decisione conferma l’impianto accusatorio relativo a un danno erariale subito dalla Provincia di Salerno per opere pubbliche pagate ma mai realizzate.
La vicenda e il danno erariale
Al centro del procedimento vi è un danno accertato di 6 milioni e 362 mila euro, riferito al periodo compreso tra il febbraio 2007 e il settembre 2009. Secondo i giudici contabili, tale ammanco sarebbe il risultato delle condotte di tre ex dipendenti provinciali e di un istituto bancario. Questi avrebbero contribuito alla predisposizione di 36 mandati di pagamento a favore di cinque società private, tutte riconducibili a un unico imprenditore, per lavori pubblici che dagli accertamenti della Guardia di Finanza sono risultati inesistenti o già saldati in precedenza.
I ricorsi respinti
I principali ricorrenti, all’epoca dei fatti funzionari della Provincia, avevano basato la difesa su diversi punti, tra cui la tardività dell’invito a dedurre e l’assenza di dolo. È stata inoltre richiamata l’assoluzione penale intervenuta per prescrizione e un rinvio della Corte di Cassazione del 2023.
Tuttavia, i giudici d’Appello hanno ritenuto tali elementi insufficienti a ribaltare le conclusioni del primo grado. La sentenza ribadisce la responsabilità amministrativa, sottolineando come le opere, localizzate principalmente nel Cilento, riguardassero la costruzione di nuove arterie o il restyling di strade già esistenti che, di fatto, non hanno mai visto la luce.
La memoria di Angelo Vassallo
L’inchiesta sulle “strade fantasma” riporta alla mente le numerose denunce di Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” di Pollica assassinato nel settembre del 2010. Vassallo aveva più volte segnalato anomalie e criticità nella gestione degli appalti stradali sul territorio cilentano.
Mentre le sanzioni per i dipendenti sono state confermate, è stata parzialmente ridotta la sanzione pecuniaria inflitta alla banca, coinvolta nel procedimento nella sua qualità di tesoriere dell’Ente di Palazzo Sant’Agostino.