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Cilento

Circonvenzione d’incapace nel Cilento: la Corte d’Appello conferma le condanne

La Corte d'Appello di Salerno conferma tre anni di reclusione per una coppia di Pisciotta. Circonvenzione d'incapace e finto legame sentimentale nel Cilento

Di:
Ernesto Rocco
Di:Ernesto Rocco
Inizia l'attività giornalistica nel 2003, collaborando con il mensile "Il Cilento Nuovo". Successivamente diventa addetto stampa dell'U.S.Agropoli 1921, ruolo che manterrà fino al 2013 e che...
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Pubblicato il: 11/03/2026
Aggiornato il: 11/03/2026
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La Corte d’Appello di Salerno ha chiuso una vicenda di fragilità e sfruttamento che si è verificata a Pisciotta, confermando la condanna a tre anni di reclusione per una coppia di coniugi. Gli imputati, titolari di un’attività commerciale nel borgo cilentano, sono stati ritenuti responsabili del reato di circonvenzione di persona incapace ai danni di un cinquantenne affetto da ritardo cognitivo. La sentenza di secondo grado valida quanto già stabilito nel 2024 dal Tribunale di Vallo della Lucania.

Il meccanismo del raggiro e il finto legame sentimentale

La vicenda affonda le radici in un rapporto di collaborazione gratuita che la vittima, prestava presso il negozi della coppia. Secondo le ricostruzioni processuali, tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, la titolare dell’attività avrebbe fatto leva sulla condizione di vulnerabilità dell’uomo e su una sua profonda infatuazione nei propri confronti.

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Attraverso questo presunto legame affettivo, l’uomo sarebbe stato indotto a prelevare ripetutamente somme di denaro dalla cassaforte dell’abitazione familiare, dove la madre anziana custodiva i risparmi. In totale, la cifra sottratta ammonta a circa 23mila euro, consegnati nelle mani della donna in più tranche.

La scoperta dell’ammanco e il coraggio della denuncia

A sollevare il velo su quanto accadeva sono stati i fratelli della vittima, insospettiti dai consistenti ammanchi di denaro. Posto di fronte alle richieste di spiegazioni dei familiari, l’uomo ha confessato la destinazione dei fondi, riferendo di averli consegnati alla donna a cui credeva di essere legato sentimentalmente.

Le successive indagini e le perquisizioni hanno dato corpo all’impianto accusatorio, culminato in un dibattimento dove la testimonianza della persona offesa è risultata l’elemento cardine. Nonostante i tentativi della difesa di invalidare la deposizione basandosi sulla patologia dell’uomo, i giudici hanno confermato la piena attendibilità del suo racconto.

L’attendibilità della vittima e le motivazioni della Corte

Il fulcro del processo d’appello si è concentrato proprio sulla capacità a testimoniare della vittima. La Corte ha però respinto l’eccezione, sottolineando che il ritardo cognitivo non preclude la capacità rievocativa. Nelle motivazioni si legge come le persone affette da tali patologie, pur presentando limitazioni nella sfera critica, mantengano una memoria fedele degli eventi e difficilmente riescano a costruire una menzogna coerente, fattore che ne rafforza la credibilità processuale.

Oltre alla pena detentiva, la sentenza dispone l’obbligo di restituzione delle somme sottratte e il risarcimento integrale dei danni in favore della vittima e dei familiari, costituitisi parte civile e rappresentati dagli avvocati Giovanni Marsicano e Vincenzo Speranza.

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