La polemica politica ad Agropoli non accenna a placarsi. Il sequestro dello stabilimento balneare nella suggestiva baia di Trentova ha innescato un vero e proprio terremoto amministrativo, trasformando un caso giudiziario in un terreno di scontro frontale tra maggioranza e opposizione.
I consiglieri di minoranza, Massimo La Porta e Raffaele Pesce, hanno rotto gli indugi chiedendo formalmente le dimissioni dell’amministrazione comunale. Di contro, il Sindaco respinge le critiche al mittente, parlando apertamente di “sciacallaggio politico”.
Il precedente di San Francesco
Perché la politica è finita nel mirino? La vicenda di Trentova non è un caso isolato. L’opinione pubblica e la magistratura ricordano bene quanto accaduto lo scorso anno con lo stop forzato ai lavori presso la baia di San Francesco. Due simboli della città di Agropoli, entrambi finiti sotto la lente d’ingrandimento per presunte irregolarità nei cantieri.
L’attacco di Massimo La Porta: “Basta improvvisazione”
Secondo La Porta, il problema risiede in una gestione urbanistica carente:
“Quando si amministrano luoghi simbolo come Trentova o si interviene su aree sensibili, non si può improvvisare. Servono rigore, trasparenza e rispetto delle regole.”
Il consigliere punta il dito contro le modifiche al PUC (Piano Urbanistico Comunale), parlando di “leggerezza” e scelte che espongono l’Ente a rischi legali e contenziosi. La Porta respinge inoltre le accuse di strumentalizzazione: “Invece di rispondere nel merito, il Sindaco accusa la minoranza di fare sciacallaggio”.
La replica di Raffaele Pesce
Non meno dura la posizione di Raffaele Pesce, che risponde alle accuse di “avvoltoismo” lanciate dal primo cittadino con parole taglienti: “Avvoltoio è chi fa ‘clientela scientifica’ quotidiana sui bisogni delle persone e non perde occasione per fare propaganda pagata con stipendi pubblici”.
La frattura tra le mura comunali sembra insanabile, con la città che resta in attesa di capire quale sarà il futuro urbanistico e legale dei suoi litorali più preziosi.