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Ad Albanella e Camerota ripristinate le poste, a Montecorice no: è polemica

Lo sfogo del vicesindaco Tarallo: poste discriminatorie

Elena Matarazzo
26 Luglio 2020
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Ufficio Postale

La senatrice Felicia Gaudiano soddisfatta del risultato ottenuto per la posta di Albanella, il suo comune, con il ripristino degli orari normali di apertura che erano stati ridotti a giorni alterni per le misure anticovid e a Montecorice scoppia la polemica considerato che qui non è arrivata alcuna risposta alle sollecitazioni per il ripristino del servizio postale.
“La senatrice, nel richiamare la sua nota dell’8 luglio all’Amministratore delegato e direttore generale di Poste Italiane, si compiace del risultato ottenuto grazie al suo intervento e ai suoi rapporti istituzionali ( per questo ha scomodato nientemeno il viceministro Buffagni!). A lei ha risposto direttamente il direttore generale che le ha comunicato e annunciato il ripristino dell’orario normale”, dice il vicesindaco Pasquale Tarallo.

“Personalmente non sono in grado di dire quanto sia pesato l’intervento della Senatrice Gaudiano e l’interessamento del viceministro Buffagni e quindi non so, se in mancanza, ci sarebbe stata l’identica e tempestiva risposta istituzionale di Poste Italiane sia da parte del Direttore Generale che dei due responsabili dei rapporti istituzionali – prosegue – Fatto sta che questi sono i fatti e le note e comunicazioni ufficiali.
Poi è arrivata la notizia che anche il comune di Camerota ha avuto il ripristino degli orari precovid per due sue frazioni interne oltre al capoluogo e il sindaco ha menato vanto per il risultato che nessun comune del territorio è riuscito ad ottenere”.

Per Montecorice nessuna novità, nonostante una missiva per il ripristino del normale servizio inviata dallo stesso Tarallo: “La mia nota, faccio notare, aveva alla base le stesse motivazioni richiamate dalla senatrice Gaudiano e, presuppongo, del sindaco di Camerota. In più aggiungevo il carico estivo della popolazione che certamente non ha egual misura il comune di Albanella nè le frazioni interne di Camerota, entrambi comuni sopra i 5 mila abitanti anche se composti, anch’essi di picccoli borghi e frazioni. Il nostro Comune conta meno di 3000 abitanti (che in estate diventano 30.000 circa) cioè appartiene a quella fascia di numero di abitanti a cui le stesse Poste Italiane dedicano un apposito incontro da oltre 3 anni in ossequio alla Legge sui piccoli comuni che guarda caso fu avanzata ad alcuni parlamentari particolarmente sensibili (che se ne fecero prontamente promotori con un disegno di legge che si è finalmente trasformato in legge, all’unanimità, dopo un lunghissimo iter parlamentare) proprio dal nostro Comune. I primi firmatari furono Ermete Realacci e Pecoraro Scanio e durante il suo mandato lo ha seguito con molto impegno, insieme a Realacci, Tino Iannuzzi.
La mia nota indirizzata al Direttore Generale ha trovato, a differenza della Senatrice Gaudiano e del Sindaco di Camerota la risposta della Direttrice di Salerno che mi poteva anche andare bene se non fosse che la sua è stata una non-risposta, che non dice niente di niente, di pura formalità, che poteva essere data a qualsiasi altro comune e che ha dato il senso di una nota prestampata e che io ho trovato, per questo, irrispettosa, irritante e offensiva, non solo perché la nota del mio comune era firmata da me come vicesindaco ( che ha seguito da sempre la questione e che ha visto sempre l’amministrazione comunale partecipare alle inutili, devo dire, riunioni romane) ma verso un piccolo comune che merita la dovuta attenzione ex lege. Ed è ancora più offensiva alla luce dei casi di Albanella e Camerota.
Il nostro comune è composto, oltre al capoluogo, di ben altre 7 frazioni e che prima contava ben 5 uffici postali ora ridotti a 1 solo, quello del capoluogo, a orario completo e 1, quello di Agnone, a pochi giorni al mese, ora ulteriormente ridotti a causa del coronavirus, che è stato, diciamo, il pretesto per ridurre il servizio mentre sarebbe stato necessario semmai il contrario per evitare assembramenti e concentrazione dell’utenza.
Per avere la dovuta attenzione bisogna essere un parlamentare, perché un vicesindaco di un piccolo comune non la merita?!”.

“Purtroppo non tutti i piccoli comuni possono avere un proprio parlamentare e avrei apprezzato molto se la senatrice anziché farsi carico solo del proprio comune avesse posto un problema almeno di area.
Siamo alla solita politica, purtroppo non nuova, del campanilismo e dei due pesi e due misure a seconda di chi parla e scrive. Cosa bisogna fare per essere ascoltati seriamente e con la dovuta attenzione e col dovuto rispetto che merita ogni comune, soprattutto se piccolo e appartenente alle cosiddette Aree Interne? Senza contare che ci troviamo anche in un’Area Protetta che dovrebbe garantire priorità negli interventi dello Stato e che a parole tutti dicono che ad esse va assicurato un livello buono e permanente di servizi al cittadino e a chi lo sceglie come luogo di visita e di vacanza.
Eppure i piccoli comuni, come ricordato, sono tutelati da una apposita legge che evidentemente per le Poste è solo carta straccia o ornamentale. E a dire che per esse è stata elaborata anche l’apposita Strategia che ha evidenziato come la carenza di servizi rappresenti un grave deficit di cittadinanza e che induce allo spopolamento. Ma prendo atto che questo poco o niente importa a Poste Italiane che oltre a una persistente cultura discriminatoria è condizionata dalla sua trasformazione privatistica e aziendale: conta più il bilancio che gli interessi dei piccoli comuni e non fa niente se questa logica aziendalistica scarica all’esterno i costi sociali, in termini di disagio, più traffico, etc., sulle piccole comunità in particolare”, conclude rammaricato Pasquale Tarallo.

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