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Nel Cilento un’ escursione sulla vecchia tratta ferroviaria Salerno- Reggio Calabria

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La manifestazione partirà dal comune di Centola e toccherà vari comuni del territorio

Nel Cilento un’ escursione sulla vecchia tratta ferroviaria Salerno- Reggio Calabria

La manifestazione partirà dal comune di Centola e toccherà vari comuni del territorio

Domenica 3 Aprile, avrà luogo all’ interno delle celebrazioni della nona giornata delle ferrovie dimenticate, la manifestazione ”Fischia il vento nella valle del Mingardo”. Si tratta di un’ esplorazione del vecchio tracciato ferroviario ormai dimesso della linea Salerno- Reggio Calabria ed è stata proposta sia da varie associazioni (CoMoDo, Mingardo&Miti e Posidonia), con il patrocinio del Parco del Cilento e dei comuni di Centola, Camerota, Celle di Bulgheria, San Giovanni a Piro e Roccagloriosa. SI partirà dalla stazione di Centola per poi proseguire in direzione del ramo dimesso della vecchia tratta Salerno- Reggio Calabria passando per una vecchia galleria e si transiterà sul vecchio ponte di mattoni realizzato in epoca fascista. Si proseguirà poi raggiungendo il punto di osservazione ”Epitaffio”, suggestivo  poichè sovrasta la Valle del Fiume Mingardo, di fronte al Borgo Medioevale di S. Severino di Centola ed il percorso sarà realizzato attraversando la vecchia via di collegamento che da Palinuro conduceva sino al Vallo di Diano, passando per Camerota (nei pressi del Monte Bulgheria).

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Nasce nel 2001 l’Ecomostro di Petina.
Siamo nel cuore dei Monti Alburni, le cosiddette “Dolomiti del Sud”, un massiccio carsico, ricco di doline, grotte ed inghiottitoi, meta di esplorazioni speleologiche.
È la concessione edilizia n. 15 del 19 novembre 2001 rilasciata dal comune di Petina a creare l’Ecomostro dell’Aresta (località in cui sorge, tra l’altro l’Osservatorio Astronomico).
La concessione edilizia viene rilasciata al Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano nella persona dell’allora Direttore Generale, architetto Domenico Nicoletti, (dal 2015 Direttore del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga).
L’idea dell’ente Parco era quella di costruire - secondo quanto emerge dalla concessione - una struttura prefabbricata, in legno lamellare da adibire a ricovero attrezzi L.S.U.
Acquisiti tutti i pareri, il comune di Petina rilascia la concessione per costruire nel proprio territorio questo scempio!
La struttura, che non sarà mai completata, grazie anche ad un procedimento penale (che vede tutti assolti e che nulla stabilisce circa le sorti dell’eco-mostro), è ancora lì a deturpare un
paesaggio incantato che ora è, per decisione del Parco medesimo, riserva integrale.
Se l’idea di costruire un deposito di attrezzi agricoli nel bel mezzo di un’ampia vallata era folle, ancora più sconsiderata è l’inerzia del comune di Petina che ospita nel suo territorio uno scheletro abbandonato, fatiscente al punto di deturpare anche l’aria.
Ecomostro di Petina, Pellegrino: struttura va abbattuta ed area valorizzata

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