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San Cataldo: il monaco irlandese e i suoi prodigi, un legame indissolubile con il Cilento

Scopri la storia di San Cataldo, il monaco irlandese venerato a Pattano e nel Cilento. Vita, miracoli e il mistero del corpo ritrovato a Taranto il 10 maggio

Di: Concepita Sica
Pubblicato il: 09/05/2026
Aggiornato il: 09/05/2026
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San Cataldo

San Cataldo, figlio di Euco Sambiak e Aclena Milar, due ferventi cristiani, nasce a Rachau, in Irlanda, tra il 610 e il 620 d.C. Sin dalla tenera età riceve dai genitori una solida educazione improntata all’amore per la preghiera, all’obbedienza e allo spirito di sacrificio. Alla morte dei genitori, decide di donare tutta la sua eredità ai poveri e di mettersi alla sequela di San Cartago, abate di Rachau. Uomo colto, generoso e dotato di grande talento, Cataldo viene ordinato sacerdote e successivamente vescovo.

La persecuzione e l’ascesa al vescovado di Rachau

L’enorme affetto che il popolo nutre per lui scatena l’invidia dei potenti. A causa dei numerosi miracoli da lui compiuti, il re lo fa imprigionare con l’accusa di stregoneria. Tuttavia, in seguito a una visione profetica avuta dal sovrano e al suo successivo avveramento, il monaco viene liberato. Il re, pentito, decide di donargli il vescovado di Rachau e il ducato di Meltride.

La missione a Taranto: “Vade Tarentum!”

Durante un pellegrinaggio in Terra Santa, mentre è assorto in preghiera sul Santo Sepolcro, a Cataldo appare Gesù. Il Signore gli affida una missione cruciale: “Cataldo, recati a Taranto, ove la fede predicata dal mio primo apostolo, Pietro, sta ora in pericolo di perdersi del tutto. Ti costituisco perciò Pastore di quei popoli che si trovano senza guida. Alle tue cure raccomando la chiesa tarantina: Vade Tarentum!”.

San Cataldo accoglie la missione e si stabilisce in Puglia, dove vive a lungo operando instancabilmente per la comunità. Muore l’8 marzo 685 a Taranto, chiedendo di essere sepolto nella cappella di San Giovanni in Galilea, accanto alla cattedrale. Anche dopo la sua morte, la sua tomba diviene meta di pellegrinaggi per i continui eventi prodigiosi e le guarigioni attribuite alla sua intercessione.

Il ritrovamento del corpo e la festa del 10 maggio

Il legame con la data del 10 maggio risale al 1071. In quell’anno, l’arcivescovo di Taranto, Drogone, ordina la ricostruzione della chiesa distrutta dai Saraceni. Durante gli scavi, gli operai rinvengono un sarcofago di marmo che emana un profumo soave. Al suo interno viene ritrovato un corpo perfettamente conservato con una croce pettorale su cui è inciso il nome “Cataldus”. Da quel momento, il 10 maggio è diventato il giorno dedicato alla celebrazione del Santo.

Il culto di San Cataldo nel Cilento: la devozione di Pattano

La fama del Santo dei prodigi ha varcato i confini pugliesi arrivando fino al Cilento. In particolare, è a Pattano, frazione di Vallo della Lucania, che la devozione è più viva che mai. La comunità locale lo ha scelto come proprio Patrono, invocando la sua protezione per la pace e la salute. Un antico inno popolare recita: “Già da Taranto al lido lucano, portentoso il suo nome s’è esteso; suo Patrono lo volle Pattano, che devoto a Lui sempre sarà”.

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