A Salerno, in occasione dell’incontro “Giustizia: le ragioni del sì” organizzato dalla Camera Penale, il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha ribadito con forza le linee guida di una riforma costituzionale che punta a ridefinire gli equilibri del sistema giudiziario nazionale. L’obiettivo dichiarato non è lo scontro istituzionale, bensì il completamento di un disegno giuridico atteso da oltre quarant’anni.
Separazione delle carriere e autonomia della magistratura
Al centro del dibattito si colloca la separazione delle carriere, un pilastro che il Guardasigilli definisce come una caratteristica “ordinaria e naturale” del modello processuale accusatorio di stampo anglosassone. Nordio ha voluto fugare ogni dubbio circa un presunto intento punitivo nei confronti delle toghe, respingendo le critiche e definendo le polemiche in corso come “assolutamente inutili e sterili”.
L’intento del Governo, secondo quanto illustrato dal Ministro, è quello di dare finalmente piena attuazione al progetto ideato da Giuliano Vassalli, giurista socialista e figura storica della Resistenza. “Nessun intento di umiliare la magistratura”, ha precisato Nordio, assicurando che la riforma garantirà che “sia la parte requirente che quella giudicante resteranno assolutamente indipendenti e autonome”. La mancata realizzazione di questo assetto in passato sarebbe da attribuire esclusivamente alla cronica instabilità politica che ha caratterizzato i precedenti governi e parlamenti.
Efficienza degli uffici e copertura degli organici
Oltre ai grandi temi costituzionali, il titolare di Via Arenula ha affrontato le criticità operative che affliggono quotidianamente i tribunali italiani. Il Ministro ha annunciato un traguardo storico sul fronte della gestione del personale, prevedendo il superamento delle carenze strutturali entro i prossimi mesi.
“Colmeremo entro la fine dell’anno l’organico dei magistrati per la prima volta dall’inizio della Repubblica, 10.500 li avremo tutti”, ha dichiarato con fermezza, indicando nel potenziamento della macchina amministrativa e giudiziaria una priorità assoluta per garantire la funzionalità del sistema.
Il superamento del Codice penale del 1930
La vittoria al referendum costituzionale rappresenterebbe, nella visione di Nordio, solo il primo passo verso una revisione ancora più profonda dell’ordinamento giuridico italiano. L’attenzione resta alta sulla necessità di superare l’attuale impianto normativo sostanziale, considerato ormai anacronistico rispetto ai valori democratici odierni.
Le parole del Guardasigilli delineano una precisa road map per il futuro: “Dopo che avremo vinto con il sì, cercheremo anche di mettere a posto un Codice penale che è firmato da Benito Mussolini e da Vittorio Emanuele III e che è ancora in vigore”. Un impegno che punta a recidere definitivamente i legami con la legislazione dell’epoca fascista per approdare a un codice pienamente coerente con i principi del processo accusatorio.
