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Riforma comuni montani: oltre 1.200 enti a rischio declassamento. Ecco quelli salernitani

La legge 131/2025 riscrive i criteri per i comuni montani. Previsto il declassamento di 1.216 enti, con forti impatti sul salernitano

Di:
Ernesto Rocco
Di:Ernesto Rocco
Inizia l'attività giornalistica nel 2003, collaborando con il mensile "Il Cilento Nuovo". Successivamente diventa addetto stampa dell'U.S.Agropoli 1921, ruolo che manterrà fino al 2013 e che...
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Pubblicato il: 21/01/2026
Aggiornato il: 20/01/2026
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Roccadaspide, panorama

Il panorama istituzionale e geografico delle aree interne italiane si appresta a vivere una trasformazione radicale. Con l’entrata in vigore della legge 131/2025 lo scorso settembre, l’Italia archivia criteri di classificazione fermi al 1952 per adottare nuovi parametri tecnici. L’iniziativa, sostenuta con forza dal ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, punta a razionalizzare l’elenco dei cosiddetti “campanili bianchi”, ritenuto ormai eccessivamente esteso e non più rispondente alle reali necessità dei territori.

Secondo il ministro Calderoli, è necessaria una revisione profonda per superare una classificazione obsoleta, sottolineando la “necessità di ridurre l’elenco degli oltre 4mila cosiddetti ‘campanili bianchi'”.

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I nuovi parametri e il taglio dei comuni

La bozza del nuovo Dpcm, frutto del lavoro di esperti indicati da ANCI e Regioni, introduce requisiti molto più rigidi legati esclusivamente all’altitudine e alla pendenza. Se l’attuale proposta dovesse essere confermata, il numero dei comuni montani scenderebbe drasticamente da 4.059 a 2.843.

L’analisi dei dati ISTAT evidenzia che oltre il 96% degli enti esclusi verrebbe riclassificato come territorio collinare. Geograficamente, l’impatto maggiore si registrerebbe in Sardegna, Campania e Piemonte, regioni che vedrebbero oltre 100 comuni ciascuna perdere lo status montano. Anche in Puglia la situazione appare critica, con il 77% degli enti a rischio esclusione per scarti altimetrici minimi rispetto alla soglia dei 500 metri. Al contrario, regioni come Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige non subirebbero variazioni significative.

Disparità socio-economiche e territori fragili

Uno dei punti più dibattuti della riforma riguarda il divario economico tra i comuni che manterranno la qualifica e quelli destinati al declassamento. I dati rivelano che circa il 70% dei comuni a rischio presenta redditi pro capite inferiori alla media nazionale di 21.431 euro.

Esempi eclatanti come quello di Umbriatico, dove il 35% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, stridono con la permanenza in elenco di località ad alto reddito e vocazione turistica come Courmayeur, Positano e Cortina d’Ampezzo. Questa dicotomia solleva dubbi sull’equità della riforma, poiché lo status di “comune montano” garantisce l’accesso a fondi strutturali, agevolazioni fiscali e deroghe normative essenziali per contrastare lo spopolamento.

Focus sul salernitano e prospettive future

La Campania figura tra le regioni più colpite dalla revisione. Nello specifico, nell’area sud di Salerno, la lista dei comuni destinati al declassamento è lunga e comprende: Albanella, Altavilla, Aquara, Ascea, Auletta, Bellosguardo, Camerota, Capaccio Paestum, Celle di Bulgheria, Centola, Ceraso, Cicerale, Contursi, Controne, Cuccaro Vetere, Felitto, Ispani, Laureana Cilento, Lustra, Moio della Civitella, Montecorice, Montecorvino Rovella, Morigerati, Ogliastro Cilento, Olevano sul Tusciano, Oliveto Citra, Omignano, Orria, Palomonte, Perdifumo, Perito, Pisciotta, Pollica, Postiglione, Roccadaspide, Roccagloriosa, Rutino, Salvitelle, San Giovanni a Piro, San Gregorio Magno, San Mauro, San Mauro La Bruca, Santa Marina, Sapri, Serre, Serramezzana, Sessa Cilento, Sicignano degli Alburni, Stella Cilento, Torre Orsaia, Torraca, Vallo della Lucania, Vibonati.

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