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Il richiamo del Cilento: la fotografia di Ottavio Celestino inaugura l’estate di Giacaranda

Il fotografo Ottavio Celestino inaugura la stagione di Giacaranda a San Marco di Castellabate con la mostra "Forse è un canto di Sirene". Un viaggio tra miti e archetipi nel cuore del Cilento

Di:
Redazione Infocilento
Di:Redazione Infocilento
La redazione di InfoCilento è composta da circa trenta redattori e corrispondenti da ogni area del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. E' questa la vera...
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Pubblicato il: 30/04/2026
Aggiornato il: 30/04/2026
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Giacaranda

Sabato 2 maggio, alle ore 18, la rassegna estiva di Giacaranda apre ufficialmente i battenti con la mostra “Forse è un canto di Sirene – Tra miti e megaliti”. Protagonista dell’evento è il fotografo romano Ottavio Celestino, che presenta il suo lavoro in questo suggestivo “rifugio dell’anima” situato a San Marco di Castellabate, tra le colline del Cilento e il mare. La serata sarà condotta da Barbara Rossi Prudente, sceneggiatrice e regista pluripremiata, già vincitrice del Premio Solinas e del David di Donatello. Tra gli ospiti di rilievo spicca la presenza di Laura Valente, stimata musicologa e manager delle performing arts, reduce dalla direzione artistica del progetto “Napoli 2500”.

Un dialogo tra miti e megaliti

Il percorso espositivo, curato da Fabrizio Pizzuto, trova nel Cilento l’ambiente ideale per esprimere la propria forza concettuale. Il territorio non funge da semplice cornice, ma diventa un punto di intensità dove la presenza dei megaliti e la sedimentazione di antichi riti costruiscono una dimensione in cui la storia permane e insiste. La ricerca di Celestino analizza da anni il legame tra natura, mito e presenza umana, utilizzando radici, terre e rocce come segni ricorrenti di un linguaggio simbolico.

La costruzione di un atlante archetipico

Attraverso la ripetizione e la sovrapposizione di singoli elementi, l’artista romano opera uno slittamento di senso che trasforma immagini distanti in un vero e proprio atlante di forme. In questa stratificazione, l’accostamento visivo produce valori archetipici in cui gli elementi si richiamano costantemente. Il lavoro di Celestino si propone quindi come un’indagine profonda sulla continuità del tempo, invitando l’osservatore a riscoprire i legami invisibili che uniscono il paesaggio fisico a quello mitologico.

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