Si è conclusa la procedura di gara per l’affidamento del Cineteatro Ferrari, ma l’iter che porterà alla nomina del nuovo gestore è già al centro di un’accesa disputa politica. Le ombre sollevate riguardano la regolarità delle fasi di selezione e il presunto mancato coinvolgimento delle realtà professionali del territorio, portando la questione fino ai tavoli dell’ANAC.
Le criticità segnalate da un operatore locale
A innescare la polemica è la segnalazione di un operatore economico di Sapri che, dopo aver preso parte alla manifestazione d’interesse, ha ravvisato diverse anomalie nella procedura. Il consigliere comunale di minoranza, Emanuele Vita, ha reso noto che tali criticità sono state formalmente trasmesse sia agli uffici comunali che all’Autorità Nazionale Anticorruzione.
“Vogliamo innanzitutto informare i cittadini che siamo stati contattati da un operatore economico di Sapri, che aveva partecipato alla manifestazione d’interesse e che ha segnalato formalmente diverse criticità, sia al Comune che all’ ANAC.”
Secondo l’esponente dell’opposizione, la correttezza impone il massimo riserbo sull’identità dell’operatore, lasciando a quest’ultimo la scelta di un’eventuale esposizione pubblica.
Interrogativi sulla partecipazione e sul coinvolgimento territoriale
Il nucleo della contestazione ruota attorno alle modalità con cui i soggetti interessati sono stati ammessi alla gara definitiva. Vita solleva dubbi sul fatto che chi aveva risposto alla manifestazione d’interesse non sia stato poi messo in condizione di partecipare pienamente attraverso un invito formale. Questo meccanismo, secondo la minoranza, avrebbe di fatto escluso gli operatori locali, nonostante le competenze presenti nel comune di Sapri.
Il nodo economico: investimenti pubblici e canoni di gestione
Un altro punto di forte frizione riguarda le clausole economiche del bando. Viene contestata la richiesta di un fatturato elevato per il futuro gestore, parametro che contrasta con un canone di locazione fissato a soli 100 euro mensili. Tale sproporzione appare ancora più evidente se rapportata all’investimento pubblico sostenuto per la struttura.
“Perché prevedere un fatturato così elevato per il gestore, a fronte di un canone di appena 100 euro al mese, e soprattutto dopo un investimento pubblico, il famoso mutuo contratto dal Comune anche per la ristrutturazione del cinema, di circa 400.000 euro? (Che pagheranno tutti i cittadini)”
Richiesta di chiarezza e tutela delle professionalità locali
L’opposizione denuncia una gestione della procedura che sembrerebbe aver penalizzato la trasparenza e la valorizzazione delle risorse del territorio. Il rischio paventato è che figure professionali e storie locali siano state messe ai margini di un progetto culturale strategico per la città.
“Nei fatti, sembrerebbe che la partecipazione non sia stata così ampia e trasparente e ci viene il dubbio che siano stati penalizzati proprio gli operatori economici locali. E questo ci dispiace, perché a Sapri ci sono professionalità, competenze e storie che meritano di essere valorizzate, non messe ai margini. Inoltre, quando una procedura pubblica arriva fino all’attenzione dell’ANAC serve chiarezza.”
