Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Salerno, Giovanni Rossi, ha disposto nelle scorse settimane il proscioglimento per il colonnello Fabio Cagnazzo. L’ufficiale dell’Arma era indagato per il presunto concorso nell’omicidio di Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” di Pollica assassinato il 5 settembre 2010. Le motivazioni della decisione chiariscono l’assenza di elementi probatori determinanti a carico dell’imputato.
Le motivazioni del giudice e il richiamo alla riforma Cartabia
Nella stesura del provvedimento, il gup Rossi ha fatto esplicito riferimento ai criteri introdotti dalla riforma Cartabia, sottolineando che “gli elementi acquisiti non consentono di addivenire ad una ragionevole previsione di condanna dell’imputato”. Secondo il magistrato, il quadro accusatorio non è riuscito a superare la soglia del dubbio, evidenziando come sussista “più di un ragionevole dubbio sull’effettiva compartecipazione – anche solo morale – di Cagnazzo nella realizzazione del delitto di omicidio e in quello di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti”.
L’analisi delle testimonianze e l’attendibilità dei collaboratori
Il giudice ha passato al setaccio sedici anni di indagini, analizzando in particolare le deposizioni di tre testimoni chiave. La decisione di prosciogliere il colonnello nasce anche dalle criticità riscontrate in tali dichiarazioni, già valutate in passato dalla Corte di Cassazione come inattendibili. Il gup ha richiamato il principio della “circolarità della fonte”, soffermandosi sulle figure di Eugenio D’Atri e Romolo Ridosso, descritti come aspiranti collaboratori di giustizia, le cui ricostruzioni non hanno trovato riscontri solidi.
La reazione della famiglia Vassallo
La decisione del Tribunale non ha placato i dubbi dei familiari della vittima. Antonio Vassallo, figlio del sindaco ucciso, ha espresso forte perplessità riguardo alla chiusura anticipata del procedimento per Cagnazzo. In una nota ufficiale, ha dichiarato: “Non dice che l’imputato sia innocente, ma che non ci sono ‘prove sufficienti’ e quindi il processo non si fa. Il punto è proprio questo: si ferma tutto prima ancora di un vero dibattimento, davanti a un’accusa che invece ritiene l’imputato colpevole”.
Secondo i legali e i congiunti della vittima, alcuni aspetti legati al presunto depistaggio e al traffico di stupefacenti avrebbero meritato un approfondimento in aula. Vassallo ha concluso ribadendo che “fermarsi prima del processo significa, di fatto, rinunciare a cercare fino in fondo la verità”.
Gli altri indagati e il prosieguo del rito giudiziario
Mentre la posizione di Cagnazzo viene archiviata in questa fase, il percorso giudiziario prosegue per gli altri soggetti coinvolti. Sono stati infatti rinviati a giudizio l’ex sottufficiale Lazzaro Cioffi e l’imprenditore Giuseppe Cipriano. Per quanto riguarda l’ex collaboratore di giustizia Romolo Ridosso, la procedura proseguirà nelle forme del rito abbreviato.
