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Turniata di San Vito a San Gregorio Magno: si ripete il rito millenario della benedizione delle greggi

Il 15 giugno a San Gregorio Magno si rinnova la Turniata di San Vito, rito millenario di benedizione delle greggi

Di: Comunicato Stampa
Pubblicato il: 10/06/2026
Aggiornato il: 10/06/2026
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Gregge

C’è un appuntamento, nel cuore dell’Appennino campano, che nessun almanacco del viaggiatore e degli amanti dei borghi dovrebbe ignorare. Il 15 giugno, a San Gregorio Magno — paese di tremila e settecento anime, a un passo dal confine lucano — si rinnova uno dei riti più antichi e commoventi dell’Italia agricola: la Turniata di San Vito.

Non è una rievocazione. Non è folklore da cartolina. È un rito vivo, pulsante, radicato in questa terra quanto i suoi ulivi e i suoi pascoli.

Dall’alba alla festa

Tutto comincia nella notte. I pastori che hanno trascorso le ultime ore in quota scendono a valle al primo chiarore, e lo fanno con cura rituale: i loro animali — pecore, capre, bovini, cavalli — vengono adornati con nastri colorati, campanacci tintinnanti e pitture vivaci tracciate direttamente sul manto. Un’operazione che mescola devozione e bellezza.

Il corteo entra poi in paese: ogni pastore guida il suo gregge verso la Cappella di San Vito Martire. Qui si compie il cuore del rito.

Le greggi percorrono per tre volte il perimetro sacro in senso antiorario, mentre il parroco sul portale imparte la Benedictio Sollemnis Super Animalia — la solenne benedizione latina degli animali. Nella piazzetta antistante, altri pastori lavorano alla cagliata del latte, pronta da offrire ancora calda.

Tre giri in senso antiorario, come facevano i romani

I romani codificarono questo rito con il nome di circumambulatio, praticata durante le Lupercalia e le Parilia, feste pastorali dedicate alla purificazione del gregge e alla fertilità dei campi.

Il numero tre non era casuale: girare un numero dispari di volte attorno a un centro sacro garantiva l’immunità dal male e la prosperità del ciclo pastorale.

Aperitivo con i pastori

Nella tarda mattinata, quando il sole sarà alto e la benedizione si è compiuta, è tradizione riunirsi nella piazza dove, accanto alla cagliata sarà possibile degustare nella semplicità autentica del posto, i salumi e i formaggi affettati al momento, taralli e buon vino locale e andare avanti fino all’ora della processione, anche questa imperdibile, arricchita dalle colorate “cente” che le gregoriane portano mentre intonano canti religiosi.

Un patrimonio riconosciuto

La manifestazione è ufficialmente inserita nell’Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale Campano (IPIC), il registro istituito dalla Regione Campania per tutelare le pratiche tradizionali delle comunità locali.

Un riconoscimento che ne attesta il valore storico, antropologico e identitario, confermandola come uno degli eventi di cultura immateriale più significativi dell’intero entroterra salernitano.

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