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Pietro Imbrìaco: il medico e generale cilentano che sognò la sanità pubblica per tutti

La vita e le battaglie di Pietro Imbrìaco, medico e generale cilentano. Dalla Sanità Militare alla lotta per l'istruzione pubblica: il ritratto di un "gentiluomo" che ha fatto la storia

Di: Ernesto Rocco
Pubblicato il: 14/05/2026
Aggiornato il: 14/05/2026
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Raffaella Imbriaco

Esistono figure che attraversano la storia lasciando segni profondi, pur restando ai margini della memoria collettiva. Uomini che hanno servito il proprio Paese con rigore, intelligenza e senso delle istituzioni, ma che il tempo ha lentamente consegnato all’oblio. Pietro Imbrìaco appartiene a questa categoria di protagonisti dimenticati, a cui oggi viene restituita la meritata luce.

Con il volume “Pietro Imbrìaco. Il generale gentiluomo”, pubblicato da Edizioni dell’Ippogrifo nella Collana Cilento, l’autrice Raffaella Imbrìaco ricostruisce con precisione la voce, la dignità storica e la profondità umana di una personalità straordinaria del Mezzogiorno italiano tra Otto e Novecento.

Chi era Pietro Imbrìaco: tra scienza e carriera militare

Nato nel 1845 a Forìa di Centola, nel cuore del Cilento, Pietro Imbrìaco è stato un uomo dalla vasta cultura e dalla rigorosa formazione. La sua vita si è articolata lungo un duplice binario: quello della medicina e quello militare, culminando nel prestigioso ruolo di alto ufficiale del Regio Esercito.

Grazie a una competenza professionale fuori dal comune, raggiunse incarichi di rilievo nella Sanità Militare italiana. La sua dedizione e l’autorevolezza scientifica lo portarono a rappresentare ufficialmente l’Italia in numerosi congressi internazionali. Imbrìaco contribuì in modo significativo al progresso medico attraverso studi e pubblicazioni specialistiche, focalizzandosi in particolare sulla chirurgia e sulla medicina di guerra.

L’impegno politico e il valore della memoria

Il cuore dell’opera di Raffaella Imbrìaco, tuttavia, supera la semplice ricostruzione biografica. Attraverso l’analisi di documenti originali, lettere e testimonianze d’epoca, emerge il ritratto morale di un cittadino animato da un fortissimo senso civile e da un legame viscerale con la propria terra.

Quando scelse di impegnarsi in politica, Pietro Imbrìaco promosse idee che per l’epoca risultavano rivoluzionarie, specialmente nel contesto del Sud Italia: il diritto all’istruzione pubblica e l’accesso alla sanità per tutti.

Questa visione moderna lo portò a scontrarsi apertamente con i sistemi di potere e le logiche clientelari radicate nel territorio. Fu un uomo che scelse di non piegarsi, pagando personalmente il prezzo della propria indipendenza e integrità. Il libro si configura quindi come una riflessione necessaria sul rapporto tra etica e potere, celebrando il profilo di un uomo che seppe restare, fino alla fine, un “gentiluomo”.

La presentazione al Salone Internazionale del Libro di Torino

Un’opera di tale rilevanza storica e civile troverà spazio in una delle vetrine culturali più importanti d’Europa. Il volume sarà presentato giovedì 14 maggio, dalle ore 10:30 alle 11:15, presso il Salone Internazionale del Libro di Torino (Lingotto Fiere, Padiglione Oval, Spazio Campania – X50). L’incontro vedrà l’autrice dialogare con Maura Ciociano.

Note sull’autrice

Raffaella Imbrìaco, nata a Grosseto e residente a Reggio Calabria, mantiene salde le sue origini cilentane. Laureata in Scienze Politiche, giornalista pubblicista e docente, è una firma nota nel panorama letterario contemporaneo.

Tra le sue pubblicazioni più recenti si annoverano i romanzi “L’Orsa” (2023), “Tutti gli amori di Edoardo” (2024), “La fabbrica di Bottoni” (2025) e la silloge poetica “Non sono una poeta” (2023), opere che le hanno valso prestigiosi riconoscimenti in numerosi concorsi letterari nazionali.

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