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Nicolò, il bambino autistico “costretto a fuggire dalla scuola”: ora il suo dolore diventa un “alibi” giudiziario

La drammatica storia di Nicolò, 13 anni, "costretto" a cambiare scuola dopo la rottura della continuità educativa. Un caso di (mancata) inclusione che scuote le istituzioni

Di:
Ernesto Rocco
Di:Ernesto Rocco
Inizia l'attività giornalistica nel 2003, collaborando con il mensile "Il Cilento Nuovo". Successivamente diventa addetto stampa dell'U.S.Agropoli 1921, ruolo che manterrà fino al 2013 e che...
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Pubblicato il: 06/03/2026
Aggiornato il: 06/03/2026
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Mamma con bambino

La storia di Nicolò, tredici anni di Salerno e una diagnosi di autismo, è il ritratto di una conquista spezzata. Dopo undici anni di terapia intensiva riabilitativa, il giovane studente era riuscito a costruire un equilibrio straordinario: ottimi voti al liceo musicale, la passione per il pianoforte, lo sport e una socialità vibrante che lo aveva reso un simbolo di speranza per molte famiglie. Un percorso d’eccellenza che si è bruscamente interrotto il 10 settembre 2025, quando, senza alcun preavviso, il docente di sostegno che lo aveva affiancato con successo per tre anni è stato sostituito, pur rimanendo in servizio nel medesimo istituto.

Questa decisione ha innescato una spirale di sofferenza documentata da scene strazianti, come il bambino che si aggrappa disperatamente all’auto del suo ex insegnante nel parcheggio della scuola.

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La perdita della figura di riferimento secondo la famiglia di Nicolò ha causato una grave disregolazione emotiva, una regressione attiva che sta vanificando anni di progressi terapeutici. Nonostante gli appelli e le interrogazioni parlamentari, il sistema non ha saputo offrire l’unica soluzione logica: un’inversione dei docenti per garantire quella continuità educativa che non è solo una buona pratica, ma un obbligo morale e normativo.

La fuga strategica: il cambio di scuola come ultima ratio

Per sottrarre Nicolò a una “tortura quotidiana” fatta di incontri fortuiti con il vecchio docente che riattivavano il trauma, la madre, Annarita Ruggiero, è stata costretta a una scelta estrema: cambiare istituto. Una decisione sofferta, assunta per proteggere l’integrità psicofisica del figlio di fronte a un ambiente divenuto improvvisamente respingente e non più inclusivo.

Tuttavia, è proprio qui che la vicenda assume contorni paradossali. In sede di ricorso, il trasferimento è stato utilizzato strumentalmente dalla controparte per sostenere l’insussistenza del problema. Secondo questa tesi, il fatto che Nicolò abbia lasciato la scuola cancellerebbe magicamente i danni subiti e la regressione certificata dagli specialisti.

Oltre il rendimento: il diritto a un ambiente realmente inclusivo

Il dibattito si sposta ora su un piano etico e scientifico. Dalla famiglia fanno sapere che è stato sostenuto che un ragazzo con il profilo di Nicolò “deve capire, deve accettare”, quasi come se la responsabilità dell’adattamento dovesse ricadere interamente sul giovane. Ma la specificità dell’autismo non si misura sul rendimento scolastico: il corpo di Nicolò parla attraverso fenomeni neurovegetativi e sofferenze che non scompaiono dietro un sorriso di circostanza.

“Un ragazzino autistico, seppur con severità importante ma con buon funzionamento, DEVE CAPIRE, DEVE ACCETTARE”

Oggi la famiglia non chiede solo una scuola accogliente, ma una verità che non venga insabbiata. La battaglia della rete #iostoconnicolo prosegue affinché nessun altro studente debba fuggire dal proprio percorso di studi per sopravvivere a un sistema che, anziché includere, finisce per marginalizzare la fragilità.

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