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Cronaca

Focolaio di scabbia al Ruggi di Salerno: morto il paziente zero, contagiati cinque operatori

Deceduto l'uomo da cui era partito il contagio di scabbia all'ospedale Ruggi di Salerno. Attivati i protocolli di sanificazione dopo il contagio di 5 operatori

Di:
Ernesto Rocco
Pubblicato il: 24/02/2026 8:44
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3 min di lettura·Aggiornato il 24 Febbraio 2026, 13:03

Si è spento presso l’azienda ospedaliero-universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno l’uomo da cui era scaturito il focolaio di scabbia che, nelle scorse settimane, aveva interessato la struttura di via San Leonardo. Il paziente, trasferito alla Torre Cuore da un presidio ospedaliero della zona sud della provincia per gravi problematiche cardiache, è deceduto per cause che, secondo quanto si apprende, non sarebbero direttamente riconducibili alla parassitosi cutanea.

In questo articolo
  1. La genesi del focolaio e la diagnosi
  2. Le misure di contenimento al Ruggi
  3. Caratteristiche e rischi della parassitosi

La genesi del focolaio e la diagnosi

L’allarme era scattato dopo il ricovero dell’uomo il quale, poco dopo l’ingresso nel reparto di cardiologia, aveva iniziato a manifestare evidenti lesioni cutanee. La richiesta di una consulenza specialistica dermatologica aveva confermato i sospetti dei sanitari: una diagnosi di scabbia che ha fatto scattare immediatamente i protocolli di sicurezza.

Tuttavia, il tempo intercorso tra l’incubazione e l’accertamento della patologia ha permesso la diffusione del contagio. Il bilancio complessivo ha visto coinvolti tre pazienti, distribuiti in tre diversi reparti, e cinque operatori socio-sanitari (Oss) della cardiologia, costringendo la direzione a una parziale sospensione dei ricoveri dall’esterno per garantire la messa in sicurezza dei locali.

Le misure di contenimento al Ruggi

La direzione aziendale ha risposto all’emergenza attivando tempestivamente le procedure previste dai protocolli epidemiologici. Oltre alle notifiche di legge trasmesse all’Asl competente, sono state disposte operazioni straordinarie di sanificazione profonda di ambienti, arredi e superfici.

Per quanto riguarda il personale contagiato, i cinque operatori risultati positivi sono stati posti in sorveglianza domiciliare e sottoposti alle terapie farmacologiche necessarie. Le misure di isolamento hanno permesso di circoscrivere i casi, evitando che il focolaio si estendesse ulteriormente oltre i tre reparti già interessati dal contatto con il cosiddetto “paziente zero”.

Caratteristiche e rischi della parassitosi

La scabbia è una patologia causata dall’acaro Sarcoptes scabiei, un parassita che si insinua sotto lo strato superficiale dell’epidermide scavando cunicoli per deporre le uova. Tale attività provoca una reazione allergica intensa, caratterizzata da un prurito persistente, particolarmente acuto durante le ore notturne, e da un’eruzione cutanea papulo-vescicolare.

La trasmissione avviene principalmente per contatto diretto e prolungato pelle a pelle, dinamica che rende le strutture ospedaliere e le comunità contesti particolarmente vulnerabili. Se non trattata tempestivamente con presidi antiparassitari specifici, come la permetrina, la scabbia può degenerare in complicanze serie. La più comune è l’infezione batterica secondaria (impetigine), ma nei casi più gravi o trascurati si può arrivare a sepsi o a complicanze sistemiche quali le glomerulonefriti post-streptococciche. In soggetti immunodepressi o anziani, può inoltre manifestarsi la forma “norvegese” o crostosa, estremamente contagiosa.

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