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Cilento

Cilento, riapre il santuario di Novi Velia sul monte Gelbison: il ritorno dei pellegrini tra fede e tradizione

Il santuario della Madonna di Novi Velia riapre al culto per la stagione 2026. Orari, programma della giornata e la storia millenaria del pellegrinaggio sul monte Gelbison

Concepita Sica
28/05/2026 9:30 PM
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Monte Gelbison

La comunità cilentana è in trepidante attesa per la riapertura del Santuario Maria Santissima del Sacro Monte di Novi Velia. Un appuntamento che si rinnova, ogni anno, l’ultima domenica di maggio e che tantissimi fedeli attendono tutto l’anno. Quest’anno l’apertura ricade il 26 maggio. Il Santuario, dedicato alla Vergine del Sacro Monte, dopo la pausa invernale, si riapre al culto. La celebrazione di riapertura inizierà con lo scoprimento dell’immagine della Madonna alle ore 11:45, a cui seguirà la Celebrazione Eucaristica presieduta dal Vescovo Mons. Vincenzo Calvosa. Il Santuario resterà aperto fino alla seconda domenica di ottobre.

Il santuario di Novi Velia, tra culto e tradizioni

A 1707 m s.l.m., su uno dei luoghi più suggestivi del Cilento, il Monte Gelbison, che offre un panorama mozzafiato a 360 gradi, il Santuario della “Madonna di Novi Velia” è il santuario più alto d’Italia. Sopra un cono verdeggiante, posto tra il Monte Stella, il Massiccio del Monte Cervati (la vetta più alta della Campania, con i suoi 1908 metri), la pianura di Casal Velino-Ascea e la baia di Palinuro, il Santuario offre uno sguardo su tutto il territorio del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Nelle giornate limpide, la vista può raggiungere anche il golfo di Salerno e intravedere l’isola di Capri, oppure scorgere il Cristo di Maratea e le coste della Calabria.

Meta di pellegrinaggi da diversi secoli, si ritiene che le origini del santuario, edificato sopra un preesistente sito pagano probabilmente dedicato alla dea Hera, di cui rimangono tracce inglobate nella struttura della Chiesa, si possano far risalire a monaci italo-greci giunti sul posto tra il X e l’XI secolo; è datato 1131 il documento più antico che attesta l’esistenza del santuario. Se poi si tiene conto del significato del nome del monte “Gelbison” (il nome arabo Gebel-el-son significa “monte dell’idolo”) si può ipotizzare che fosse già noto come sito religioso al tempo dei Saraceni. Le pietre del Santuario mariano di Novi Velia, dunque, trasudano una storia millenaria e testimoniano il passaggio di miriadi di pellegrini nel corso del tempo.

Il pellegrinaggio e i rituali dei fedeli

«Maronna del Monte quanto sei bella, ngoppa sto Monte ‘ncoronata di stelle. Il sole ti adora e la luna s’inchina evviva evviva la nostra Regina».

Così canta il pellegrino che si accinge a compiere la salita verso il Monte. I tratti del pellegrino: lo sguardo volto verso quella Chiesa edificata sulla vetta, il cuore gonfio di emozione perché ritornare al Monte di Novi è un momento denso e carico di commozione. La brezza fresca sul viso, che proviene dai maestosi faggi e dagli oltre 1700 metri di altitudine, è il segno inconfondibile della vicinanza alla cima del monte, dove si erge il Santuario.

La prima tappa ufficiale del pellegrinaggio consiste in tre giri intorno alla “Croce di Rofrano”, una gigantesca montagna piramidale di pietre di varie dimensioni sormontata da una croce di ferro. Questo luogo testimonia una lunga tradizione di pellegrinaggi, poiché le pietre sono state portate dai fedeli come segno di presenza e come impegno di riconciliazione con Dio nel sacramento della Penitenza.

Il fedele intraprende poi l’ultimo tratto di salita, accompagnato dalle struggenti immagini delle stazioni della Via Crucis. Arriva in seguito a una piazzetta con al centro una croce in pietra e lì intorno compie altri tre giri; infine, prima di entrare in Chiesa, compie ulteriori tre giri intorno al perimetro del Santuario.

La “compagnia” come anima del cammino

Sulla piazzetta antistante il Santuario, dove si ergono una piccola Chiesa dedicata a San Bartolomeo e la torre campanaria, gruppi di pellegrini intonano canti, anche in dialetto cilentano, di saluto alla Vergine: è un tripudio di voci, di suoni e di colori. Il pellegrinaggio al Santuario è un vero e proprio momento di festa che va vissuto comunitariamente. Il pellegrinaggio in solitaria non offre le stesse emozioni di quando si va al Monte col proprio gruppo parrocchiale.

La “compagnia” è l’anima del pellegrinaggio. Tutto viene fatto comunitariamente: dalla salita al Monte ai vari gesti rituali, dal saluto alla Madonna alla partecipazione alla Santa Messa, fino al conviviale pranzo al sacco. Il Santuario si popola di “compagnie” provenienti non solo da tutto il Cilento ma anche da altre località campane, dalla Basilicata e dalla Calabria. In alcune date significative, come la riapertura del Santuario, il 15 agosto (Solennità dell’Assunzione di Maria al Cielo), l’8 settembre (festa della Natività di Maria) e il momento della chiusura (seconda domenica di ottobre), al Santuario si ritrovano numerose compagnie ed è davvero molto emozionante presentarsi tutti insieme ai piedi di Maria.

Il significato profondo della visita al santuario

«Mentre cammino mi sento una gioia e da Maria mi sento chiamar. Sento che dice venite, venite, che vi voglio perdonar».

Il richiamo di Maria è veramente forte. È la Madre che chiama, che invita i suoi figli a intraprendere il cammino, perché la salita al Monte è la risposta alla chiamata della Mamma Celeste, che sollecita all’incontro con Gesù nella Santa Eucaristia.

Di sera, la Croce illuminata sulla vetta della montagna, visibile da tutto il territorio cilentano, è il segno di una presenza. Lo sfavillio di quelle luci rappresenta la voce delle tante preghiere rivolte alla Vergine per chiedere aiuto, conforto, protezione.

«Io parto e parto sicuro e ‘mbietto la porto la tua fiùra. Sempre sul petto la voglio portar e sempre a Maria io voglio chiamar».

Una piccola spilla con l’immagine della Vergine Maria, posta all’altezza del cuore, è il segno distintivo che ogni pellegrino indossa di ritorno dal Santuario. È la prova della visita al Monte, il segno tangibile del legame con la Madonna; è la presenza nel cuore dell’amore incondizionato verso Maria, madre di tutti. La conformazione del Monte Gelbison richiama la struttura di un manto: il manto della Vergine Maria che ricopre con la sua potente e materna protezione tutto il Cilento.

Arrivederci sul Monte di Novi Velia. Buon pellegrinaggio a tutti!

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