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Alburni

Corleto Monforte, la storia e la fede nel ricordo del miracolo di Maria Santissima della Selice

La storia del Santuario di Maria Santissima della Selice a Corleto Monforte, dalle origini nel 500 d.C. alla ricostruzione e ai privilegi pontifici

Alessandra Pazzanese
26/05/2026 1:30 PM
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Madonna della Selice

A Corleto Monforte entrano nel vivo le celebrazioni in onore di Maria Santissima della Selice, una ricorrenza che si rinnova come da tradizione il martedì successivo alla Domenica di Pentecoste. La festività rappresenta un momento di profonda devozione per l’intera comunità e per i pellegrini del comprensorio, legati a un luogo di culto la cui storia affonda le radici nei primi secoli del cristianesimo.

Le origini storiche e l’evoluzione del santuario

L’edificazione originaria del tempio risale ai primi anni del 500 d.C., in piena epoca tardo-imperiale romana. In principio la struttura era conosciuta come “Madonna del Carpine”, denominazione dovuta al rinvenimento del simulacro della Vergine su un albero di carpine. In quel punto esatto venne eretta una prima cappella di dimensioni ridotte, pari a 10 metri per 7,50 metri, corrispondente all’odierno presbiterio.

Secondo le ricostruzioni storiche, l’occultamento della sacra immagine sull’albero è riconducibile alla colonizzazione dell’area da parte dei Greci in fuga dal dominio bizantino, i quali tesero a nascondere le proprie effigi sacre per preservarle dalle persecuzioni.

Nel corso dei secoli l’area circostante e l’edificio stesso hanno subito sostanziali modifiche. La trasformazione del nome in “Madonna della Selice” è legata alla pavimentazione in selci della mulattiera d’accesso, realizzata per migliorare la viabilità e favorire il deflusso delle acque reflue; il sacello sorgeva infatti proprio all’inizio di questa via pavimentata.

A beneficio dei viandanti, a breve distanza dalla parete settentrionale della chiesa, è presente un pozzo d’acqua che, tramite un cunicolo sotterraneo, si incanala oltre l’edificio per confluire nella fontana denominata “S. Maria” o “Moccio”.

I restauri e l’ampliamento della struttura

I documenti storici attestano un primo restauro del tempio intorno al 1100 d.C., incentrato sul rifacimento del tetto e delle mura perimetrali, pur mantenendo inalterata la pianta originaria. Un ampliamento significativo della base venne eseguito nel 1700, periodo in cui il clero locale dispose anche la costruzione di un’abitazione eremitale sul lato nord, conferendo al complesso una caratteristica forma a L. Tale aggiunta, originariamente composta da un piano terra e due stanze superiori, ospita oggi la sacrestia.

La datazione delle prime fasi del santuario è confermata da una lapide latina collocata a sinistra dell’antico altare, fatta apporre il 2 novembre 1735 dal parroco dell’epoca, don Carmine Ferro, che trascrisse le informazioni da un registro contabile della parrocchia di San Giovanni Battista.

Il miracolo della manna e le bolle pontificie

Nel maggio del 1731 Corleto Monforte venne colpita da un violento sisma con scosse prolungate. Durante i giorni dell’emergenza, la popolazione registrò l’evento noto come il miracolo della manna: la statua della Vergine iniziò a trasudare un liquido che i fedeli raccolsero e conservarono come unguento miracoloso.

A seguito della comunicazione del parroco don Carmine Ferro, la Santa Sede intervenne direttamente. Il pontefice Clemente XII, tramite una bolla datata 19 novembre 1735, concesse l’indulgenza plenaria a tutti i fedeli che, confessati e comunicati, visitassero il santuario dall’alba al tramonto nel giorno del martedì dopo Pentecoste. Questo privilegio spirituale venne successivamente confermato da papa Benedetto XIV con una seconda bolla il 20 giugno 1741.

Dal restauro moderno al decreto vescovile

La struttura continuò a ricevere il sostegno della comunità locale, tanto che nel 1881 i fondi raccolti tra i fedeli permisero l’installazione di un altare in marmo. Nella metà del Novecento, tuttavia, l’edificio iniziò a mostrare i segni di un lento movimento franoso.

Per salvaguardare il sito, nel 1960 fu eseguito un intervento radicale diretto dall’ingegnere Carmelo Brigante di Padula. Il santuario venne interamente ricostruito ex novo sulla pianta originaria, introducendo una veste architettonica esterna rimodernata. In tempi recenti, il valore spirituale e storico del complesso è stato solennemente sancito nel 2016 con il decreto vescovile che lo ha proclamato ufficialmente Santuario Diocesano.

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