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Cronaca

Caso Jessica Sacco, la Cassazione conferma l’innocenza del padre: assoluzione definitiva

La Corte di Cassazione conferma l'assoluzione di Luigi Sacco per la morte della figlia Jessica: il fatto non sussiste. Si chiude un processo durato 10 anni

Di: Ernesto Rocco
Pubblicato il: 07/03/2026
Aggiornato il: 07/03/2026
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Jessica Sacco

Si chiude definitivamente, dopo oltre un decennio di battaglie legali e tensioni emotive, la drammatica vicenda giudiziaria legata alla morte di Jessica Sacco. La Corte di Cassazione ha messo il sigillo finale sul caso, confermando l’assoluzione nei confronti del padre della ventiduenne, Luigi Sacco, e respingendo il ricorso presentato dalla Procura generale. Con questa decisione, la Suprema Corte ha reso irrevocabile la sentenza della Corte di Assise di Appello di Salerno, ponendo fine a un iter processuale iniziato nel lontano 2015.

La tragedia di Mandia e l’iter processuale

Il dramma risale al 15 marzo 2015, quando la giovane Jessica, residente nella frazione Mandia del Comune di Ascea, decise di togliersi la vita lanciandosi dal balcone della propria abitazione. Il tragico gesto avvenne nel corso di un acceso alterco che vedeva coinvolti il fidanzato della ragazza e i suoi familiari. Sin dalle prime fasi delle indagini, l’attenzione degli inquirenti si era concentrata sul clima familiare, ipotizzando il reato di maltrattamenti.

In primo grado, la Corte di Assise aveva condannato Luigi Sacco, difeso dall’avvocato Antonello Natale, a un anno e quattro mesi di reclusione, pur escludendo le aggravanti contestate. Nello stesso grado di giudizio era stato invece assolto il fratello della vittima, Stefano Sacco. Tuttavia, il quadro accusatorio è stato radicalmente ribaltato nel successivo grado di merito.

La sentenza della Suprema Corte: il fatto non sussiste

I giudici della Cassazione hanno convalidato la tesi della Corte di Assise di Appello, stabilendo che la giovane non fu vittima di maltrattamenti in famiglia. L’assoluzione di Luigi Sacco è stata confermata con la formula piena “perché il fatto non sussiste”, escludendo ogni responsabilità penale del genitore in relazione alla tragica fine della figlia.

La decisione chiude un capitolo doloroso durato oltre dieci anni.

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