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Barriere architettoniche in Campania: Salerno unica città con un piano, Napoli non risponde

'indagine dell'Associazione Luca Coscioni rivela i ritardi della Campania sui PEBA: solo Salerno ha avviato l'iter, mentre Napoli e le altre province restano indietro.

Di:
Ernesto Rocco
Di:Ernesto Rocco
Inizia l'attività giornalistica nel 2003, collaborando con il mensile "Il Cilento Nuovo". Successivamente diventa addetto stampa dell'U.S.Agropoli 1921, ruolo che manterrà fino al 2013 e che...
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Pubblicato il: 02/03/2026
Aggiornato il: 02/03/2026
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A quarant’anni dall’introduzione dell’obbligo normativo, lo stato di attuazione dei Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) in Campania riflette un ritardo cronico e una frammentazione amministrativa preoccupante. Secondo l’ultima indagine condotta dall’Associazione Luca Coscioni, che ha monitorato i Comuni capoluogo italiani per verificare l’aderenza ai principi di accessibilità della Costituzione e della Convenzione ONU, la regione fatica a tradurre le norme in realtà concrete.

Al momento, Salerno rappresenta l’unica eccezione nel panorama regionale, essendo l’unico capoluogo ad essersi dotato di un PEBA. Il documento è stato adottato con la delibera di Giunta comunale 127 del 2025, sebbene l’iter non sia ancora concluso: si attende infatti il passaggio cruciale dell’approvazione definitiva da parte del Consiglio Comunale per rendere il piano pienamente operativo.

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La mappa del ritardo nei capoluoghi campani

L’analisi dell’Associazione Luca Coscioni rivela uno scenario disomogeneo per le altre province campane, dove il diritto alla mobilità resta spesso intrappolato in lungaggini burocratiche. Ad Avellino il percorso risulta avviato con un primo parere favorevole in commissione, mentre a Benevento il Piano si trova ancora in fase di adozione.

Più critica la situazione a Caserta, dove nonostante l’ottenimento di finanziamenti regionali non si registrano aggiornamenti pubblici sui progressi effettuati. Maglia nera per il capoluogo regionale: a Napoli non sono reperibili informazioni online e l’amministrazione non ha fornito risposte alle richieste di accesso agli atti presentate dall’Associazione.

Un’emergenza nazionale tra sentenze e inadempienze

Il monitoraggio nazionale su 118 Comuni capoluogo conferma una tendenza negativa: solo il 36,4% ha approvato un PEBA con delibera consiliare. Il restante campione si divide tra piani non approvati (13,6%), fasi di redazione (21,2%) o totale assenza di informazioni (28,8%). La stima complessiva per l’Italia è ancora più impietosa, con appena il 15% dei Comuni che avrebbe effettivamente adottato il piano.

L’Avv. Alessandro Gerardi, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, sottolinea come la battaglia si sia spostata nelle aule di giustizia:

“Dal corpo delle persone al cuore della politica: nei tribunali abbiamo conquistato un vero e proprio ‘diritto ai PEBA’. In questi anni abbiamo affrontato casi concreti di discriminazione. La giurisprudenza ha chiarito che l’assenza dei PEBA non è una semplice mancanza amministrativa, ma una lesione di diritti. Possiamo dirlo con chiarezza: grazie alle nostre iniziative si è costruito un vero e proprio diritto ai PEBA, come dimostrano i provvedimenti emessi dai Tribunali, sia in sede civile che amministrativa, con i quali i Comuni di Catania, Santa Marinella e Pomezia, sono stati condannati ad adottare il Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche in tempi certi”.

Accessibilità: una sfida culturale oltre che amministrativa

L’indagine, condotta attraverso l’analisi sistematica dei siti istituzionali e l’istituto dell’accesso agli atti, evidenzia come la barriera più difficile da abbattere sia quella della sensibilità politica e progettuale. Nonostante la Legge 41 del 1986, il diritto all’inclusione resta per molti un miraggio.

Rocco Berardo, coordinatore delle iniziative dell’Associazione Luca Coscioni, esprime un duro monito sulla situazione attuale:

«A quarant’anni dalla legge istitutiva dei PEBA, l’Italia è ancora drammaticamente indietro nel rispetto dei diritti legati all’accessibilità e all’eliminazione delle barriere fisiche e sensoriali. Non stiamo parlando di un dettaglio tecnico, ma della possibilità concreta per milioni di persone di vivere, muoversi, studiare e lavorare in condizioni di pari dignità. L’Associazione Luca Coscioni continuerà a operare non solo perché venga rispettata la legge, ma anche perché il tema dell’accessibilità si imponga finalmente come una questione culturale, prima ancora che amministrativa. È impressionante constatare come ancora oggi nuove costruzioni ignorino principi basilari di progettazione inclusiva. Ci auguriamo di non dover aspettare altri quarant’anni perché l’accessibilità diventi una realtà effettiva e non solo un obbligo scritto sulla carta».

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