La periferia di Agropoli, secondo le segnalazioni degli animalisti, si conferma teatro di una crisi legata al randagismo che non accenna a placarsi. L’ultimo episodio, avvenuto nei giorni scorsi in località Fuonti, ha visto come protagonista un cucciolo di molosso, ritrovato prigioniero all’interno di un canale. L’animale, apparso visibilmente denutrito, disidratato e infestato da parassiti, è sopravvissuto soltanto grazie al tempestivo intervento di una residente. Attualmente il piccolo si trova sotto la custodia del volontario Giovanni Giordano, che si occuperà di lui fino al momento dell’adozione.
Il nodo dei cani padronali e la carenza di controlli
L’abbandono del molosso è lo specchio di una criticità cronica: il vagantismo dei cani padronali. «Molti esemplari – fanno sapere i volontari che operano sul territorio – vengono lasciati liberi di circolare e riprodursi senza alcun controllo, alimentando costantemente la popolazione dei randagi sul territorio. Si tratta di un fenomeno che ha già portato a conseguenze drammatiche, come il caso del cane aggredito da un branco padronale pochi mesi fa, deceduto in seguito alle ferite presso l’Ospedale Veterinario Frullone».
Nonostante la gravità della situazione, il monitoraggio sistematico sarebbe ancora carente. Gli attivisti denunciano una mancanza di applicazioni rigorose delle sanzioni e l’assenza di una vigilanza quotidiana che possa fungere da deterrente per comportamenti incivili e pericolosi.
Il ruolo cruciale del volontariato sul territorio
A fronte di una gestione istituzionale difficoltosa, sono i volontari a farsi carico della gestione operativa. Recentemente, in zona Mattine, un altro esemplare anziano in condizioni critiche è stato tratto in salvo da Raffaella Albino, attiva da anni in totale autonomia e autofinanziamento.
I numeri testimoniano l’impatto di questo impegno privato: dall’inizio dell’anno, circa 60 cani hanno evitato l’ingresso nel canile di Acerra grazie agli interventi diretti degli animalisti. Un risultato che, se da un lato salva vite, dall’altro mette a nudo l’insostenibilità di un sistema che poggia quasi interamente sulle spalle di singoli cittadini.
Prospettive economiche e appello alle istituzioni
«Senza un piano di prevenzione strutturato, lo scenario futuro prevede un aumento dei costi per le casse comunali a causa del necessario incremento degli interventi di accalappiamento. Gli attivisti chiedono un’inversione di tendenza basata su ordinanze restrittive, sanzioni severe per chi lascia cani incustoditi e campagne educative nelle scuole per sensibilizzare le nuove generazioni», fanno sapere i volontari.
Il rischio concreto è il collasso del sistema: se la rete di animalisti, ormai esausta, dovesse interrompere la propria attività, le ripercussioni economiche per l’ente e la collettività diventerebbero insostenibili.
