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Morta l’86enne in coma dopo intervento di pacemaker: familiari chiedono autopsia

Morta l’86enne in coma dopo intervento di pacemaker: familiari chiedono autopsia

L’anziana, operata ad Agropoli, era in coma da quindici giorni

L’anziana, operata ad Agropoli, era in coma da quindici giorni

È deceduta all’ospedale San Luca Miranda Petronilla, l’86anne arrivata al presidio ospedaliero di Vallo della Lucania in coma vegetativo dopo un intervento per l’impianto di pacemaker eseguito in una clinica di Agropoli. I familiari hanno chiesto il sequestro della salma per consentire al medico legale di effettuare l’esame autoptico. La donna era originaria di Portici ma da anni residente ad Ascea dove si è trasferita una delle figlie.

Dopo l’intervento e l’immediato trasferimento della donna al San Luca, i familiari, increduli e sotto choc, hanno presentato denuncia ai carabinieri di Vallo della Lucania.

La donna dopo una quindici giorni di ricovero nel reparto di rianimazione del San Luca é deceduta sabato sera. Ieri mattina la figlia si è presentata nuovamente dinanzi ai carabinieri della stazione di Vallo della Lucania, ha integrare l’esposto formulato all’indomani dell’intervento chirurgico presentando denuncia per omicidio colposo. Ha chiesto quindi il sequestro della salma e la possibilità di effettuare l’esame autoptico sul corpo della madre.

“Sono incredula per l’accaduto – ribadisce la figlia – chiedo espressamente di capire le cause che hanno portato alla morte di mia madre avvenuta presso una struttura sanitaria”. Sulla vicenda c’è un fascicolo aperto presso la procura della Repubblica. Il sostituto procuratore dopo la prima denuncia ha immediatamente disposto il sequestro della cartella clinica e del materiale video realizzato dalle telecamere interne della sala operatoria. “Vogliamo – aggiunge la figlia – che su questa storia venga fatta piena chiarezza. Mia madre doveva mettere il pacemaker, ma il suo quadro clinico generale era buono, era una donna in salute. Se in sala operatoria ci sono state responsabilità, andranno appurate e punite perché fatti del genere non devono più accadere”.

L’intera vicenda ha inizio l’8 giugno. La signora Miranda , dopo aver fatto diverse visite presso studi specialistici decide di ricoverarsi presso la clinica di Agropoli. Per problemi al cuore deve effettuare urgentemente un intervento per l’impianto di un pacemaker. Viene ricoverata e il giorno successivo, dopo gli accertamenti di rito, viene sottoposta ad intervento chirurgico. La mattina del 9 giugno entra in sala operatoria intorno alle dieci. Nonostante la circostanza l’86enne é piuttosto serena. Saluta i familiari con il sorriso e si lascia accomodante in sala operatoria. L’operazione termina intorno alle 11.30. Dopo una mezz’ora una delle figlie non vendendo tornare la madre in camera si avvia verso la sala operatoria. Nel corridoio della clinica incrocia i medici che hanno operato la donna. Le dicono di raggiungere la stanza, le devono parlare perché “durante l’intervento c’è stata una complicazione”.

Solo più tardi la figlia capisce la gravità della situazione. La mamma non è più cosciente. In gravi condizioni con una ambulanza del 118 viene subito trasferita all’ospedale San Luca di Vallo, viene ricoverata nel reparto di rianimazione in coma irreversibile. “La donna ha subito – si legge nella prima denuncia – gravissimi e irreversibili danni cerebrali e fisici”. Dopo quindici giorni dal ricovero il tragico epilogo. Sabato sera la donna ha smesso di vivere. I figli ora vogliono sapere che cosa è accaduto in sala operatoria, se la madre ha ricevuto adeguata assistenza durante l’intervento. Sostenuti dal prorogò avvocato hanno già nominato un consulente di parte.

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