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Le dolomiti lucane:un mix di adrenalina pura e spirito di avventura

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Le dolomiti lucane:un mix di adrenalina pura e spirito di avventura

«…Sono le grandi cattedrali della terra, con i loro portali di roccia, i mosaici di nubi, i cori dei torrenti, gli altari di neve, le volte di porpora scintillanti di stelle…»

John Ruskin

Per chi ha voglia di mettersi in gioco e provare delle emozioni intense, per tutti coloro che sono sprezzanti del pericolo e vogliono sfidare i propri limiti , per quanti vogliono godere di una giornata tranquilla ma ricca di emozioni, consigliamo di spostarsi in Basilicata.

Non c’è bisogno di andare al nord per ammirare la bellezza delle dolomiti, o provare l’ebbrezza di scalare una roccia a mani nude, basta recarsi a pochi km da Potenza, nel suggestivo parco “Gallipoli Cognato” comprendente i paesi di : Accettura, Oliveto Lucano, Castelmezzano e Pietrapertosa , dove si ergono in tutta la loro imponenza e bellezza le Piccole dolomiti lucane.

Le Dolomiti Lucane si trovano nel territorio dei comuni di Castelmezzano e Pietrapertosa, un luogo che ha un paesaggio particolarmente affascinante comunque ci si muova lungo le strade che conducono ai due borghi situati in prossimità di vette disposti uno di fronte all’altro. Proprio questa particolare ubicazione consente di effettuare un incredibile volo attraverso lo spazio che separa i due paesi: è il Volo dell’Angelo.

Raggiunge Castelmezzano non è difficile : Entrati in A3/E45 ad Eboli,in direzione Reggio Calabria, dopo 22 km si prende l’uscita E 847 verso Sicignano degli Alburni/Potenza/Matera si seguono le indicazioni per Potenza, dopo 71 km si prende l’uscita di Albano verso Albano/Castelmezzano. Dopo 180 mt. si svolta a sinistra e si prende la SP16 e dopo circa 7,3 km proseguendo per la Str. Interpoderale Santa Croce Camastra, si raggiunge il paese di Castelmezzano.

Lo scenario è da mozzafiato, i comuni di Castelmezzano e Pietrapertosa, molto vicini l’uno all’altro, sorgono a ridosso delle vette delle Dolomiti Lucane, rispettivamente a 870 e a 1.090 metri sul livello del mare. Da questi paesi è possibile ammirare l’incredibile paesaggio delle Dolomiti nonché percorrere i numerosi sentieri con i quali raggiungere i posti più suggestivi.

Le Dolomiti Lucane sono montagne la cui nascita risale al periodo del Miocene medio circa 15 milioni di anni fa durante il quale si formarono in fondo al mare le arenarie che oggi ne costituiscono le rocce. Il gruppo di montagne più elevato è quello della Costa di S. Martino chiamato Piccole Dolomiti in quanto ricorda le caratteristiche delle famose Pule Trentine. Altrettanto importanti sono i picchi delle Murge di Castelmezzano e le guglie di Monte Carrozze.

Negli anfratti più inaccessibili, fanno il loro nido splendidi esemplari di cicogna nera, nibbio reale, gheppio, falco pellegrino. A rendere ancor più suggestivo il luogo vi è il torrente Rio di Capperino, un affluente del Basento che ha scavato una profonda gola che divide a Nord le Murge di Castelmezzano dalla Costa di S. Martino a sud.

La prima cosa che colpisce i nostri occhi è l’organizzazione turistica di questi paesini, ben curati nei minimi particolari e ben tenuti. Ciò che ci stupisce, infatti, è la capacità dei giovani ragazzi del posto di aver saputo sfruttare le bellezze naturali del loro territorio garantendo al turista o al visitatore la possibilità di vivere una giornata davvero indimenticabile,creando delle attrattive per tutti i gusti e tutti gli sport, senza deturpare però il paesaggio circostante.

Giunti a Castelmezzano, le alternative sono tante, una di queste è il percorso a piedi lungo il sentiero delle sette pietre o sentiero delle streghe.

Il percorso delle sette pietre si sviluppa lungo un antico sentiero contadino di circa 2 km, che collega i Comuni di Pietrapertosa e Castelmezzano con andamento a quote variabili: da 920 metri a Pietrapertosa scende fino a 660 metri nella valle attraversata dal torrente Caperrino e risale a 770 metri a Castelmezzano.

Il percorso turistico è un percorso letterario, realizzato grazie all’ispirazione dei racconti tramandati nella tradizione locale per generazioni e all’immaginario collettivo su cui si fonda il testo “Vito ballava con le streghe” di Mimmo Sammartino.

Lungo il sentiero la narrazione avviene in forme visive, sonore ed evocative con una storia incisa sulle pietre.

Ogni tappa del percorso ha uno spazio allestito dove è situata una o più opere artistiche che richiama una sequenza del racconto, con effetti sonori che regalano ulteriori suggestioni alla magia del contesto naturale.

Le tappe del percorso sono sette e ognuna di esse è identificata da una parola o un titolo che fa parte del racconto: destini, incanto, sortilegio, streghe, volo, ballo, delirio. Nel mezzo del percorso, nel l’ “Antro delle Streghe” a valle del Rio Caperrino al visitatore viene proposta l’intera storia, attraverso elementi di suggestione scenografica e sonora.

Lungo il sentiero vi sono tre percorsi in parallelo:

La passeggiata letteraria

La fruizione del paesaggio e del percorso tematizzato in compagnia di frammenti narrativi tratti da Vito ballava con le streghe;

Il percorso visionario

La scoperta di un itinerario articolato in 7 installazioni di opere artistiche che riprendono l’immaginario popolare .

L’itinerario paesaggistico

Volto a scoprire le caratteristiche del paesaggio naturale lungo un percorso articolato su aree di sosta posizionate negli intervalli tra le diverse tappe.

“C’è una storia di pietra lunga duemila metri e anche di più.

E’ una storia di racconti e di visioni.

Di segni impressi lungo il percorso delle sette pietre.

Dice di quelle donne, le masciare, che si ungevano con l’olio fatato raccolto nella cavità di un albero di ulivo.

Dice di quando attraversavano la notte sulla groppa di cani bianchi.

Dice di Vito, il contadino, e di quando, preso da fattura d’amore, ballava con le streghe.”

Per i più spericolati, per i temerari e gli sportivi che vogliono provare delle emozioni uniche e misurarsi con i propri limiti si propone la via ferrata.

La Via Ferrata è un percorso attrezzato per scalare le Dolomiti Lucane che permette di raggiungere punti altrimenti inaccessibili e scoprire davvero la grande bellezza di questo luogo.
Realizzata non da molto, secondo i migliori standard con due percorsi che si articolano rispettivamente lungo le dorsali rocciose di Castelmezzano e di Pietrapertosa, la Via Ferrata delle Dolomiti Lucane è stata aperta ai turisti il 10 Luglio2015.
La Via Ferrata Dolomiti Lucane è classificabile come EEA poco difficile, con un percorso articolato su canali e camminamenti, passaggi verticali e tratti in esposizione. I due rami del percorso partono dal ponte romano situato nelle vicinanze dell’area attrezzata Antro delle Streghe e salgono l’uno verso Castelmezzano e l’altro verso Pietrapertosa.

I due tratti che compongono la Via Ferrata delle Dolomiti Lucane sono:
La via Ferrata Salemm sul versante di Castelmezzano ha una lunghezza di 1.731 metri e un dislivello di 249 metri.
La via Ferrata Marcirosa sul versante di Pietrapertosa ha una lunghezza di 1.778 metri e un dislivello di 331 metri.
Il punto di partenza dei percorsi si trova in una grande radura a valle del corso del Rio di Caperrino, un affluente del Basento che taglia a metà lo spazio che divide i versanti corrispondenti ai due paesi.

E non è finita quì, perché ciò che rende famosi questi due paesi è l’attrattiva peculiare, il Volo dell’Angelo, che anche nel nostro Cilentano da qualche anno a questa parte si sta sviluppando.

Da circa dieci anni, Pietrapertosa offre l’opportunità di lanciarsi nel vuoto e volare. Le vette dei due paesi adagiati su queste montagne, Castelmezzano e Pietrapertosa sono collegati attraverso un cavo d’acciaio, sul quale è possibile effettuare, legati con tutta sicurezza da un’apposita imbracatura e agganciati ad un cavo d’acciaio, un percorso di volo della durata di circa 1 minuto alla velocità di circa 120 km/h .
Un minuto indimenticabile, dove il contatto con la natura è fortissimo e l’impatto con il paesaggio è unico.

Giunti nella zona d’arrivo del paese di fronte, si ritorna con i piedi per terra e, liberati dall’imbracatura si può raggiungere il centro del paese prima e la partenza dell’altra linea poi, grazie ad una navetta. E a quel punto ricomincerà di nuovo il viaggio,sospesi tra cielo e terra.

L’ebbrezza del volo, infatti, si può provare su due linee differenti il cui dislivello è rispettivamente di 118 e 130 mt.

La prima, detta di San Martino, parte da Pietrapertosa (quota di partenza 1020 mt) e arriva a Castelmezzano (quota di arrivo 859 mt) dopo aver percorso 1415 mt raggiungendo una velocità massima di 110 Km/h.

La seconda, detta la linea peschiere, invece, permetterà di lanciarsi da Castelmezzano (quota di partenza 1019 mt) e arrivare a Pietrapertosa (quota di arrivo 888 mt) toccando i 120 Km/h su una distanza di 1452 metri.

Una volta giunti a Pietrapertosa, percorsa la ferrata, il sentiero, e affrontato il volo dell’angelo, non ci resta che visitare il castello, oggi visitabile grazie a un intervento di restauro che ha riportato alla luce le testimonianze medievali ancora presenti, accessibili con strutture moderne che denunciano l’inserimento del nuovo nell’antico, il tutto rimuovibile ma che ha la funzione di proteggere le parti del castello scavate in una roccia che risulta particolarmente friabile, dai danni provocati dal passaggio dei visitatori.

Le più antiche attestazioni relative alla presenza di strutture fortificate a Pietrapertosa risalgono agli inizi del primo decennio del secolo XI e provengono da un documento con il quale nel 1001 o 1002 il protospatario Gregorio Tarchaneiotes, Catapano d’Italia, ridetermina i confini tra Acerenza e Tricarico dopo aver scacciato da Pietrapertosa un gruppo di Saraceni e Cristiani convertiti all’Islam e capeggiati da Loukas, probabilmente un greco-bizantino, divenuto musulmano insediatisi nel paese qualche anno prima.
Si hanno notizie della sua manutenzione in un documento risalente al XII secolo, negli ordini della Curia angioina dell’anno 1278. Intorno alla stessa data si ha notizia dell’assegnazione del feudo e quindi del castello a Guglielmo de Tournespée, personaggio che ha seguito Carlo d’Angiò nella conquista del Regno di Napoli. In seguito, il feudo e il Castello sono stati posseduti da alcune importanti famiglie del Regno quali i Carafa, gli Aprano, i Suardo, gli Jubero ed infine i Sifola.
Nel tempo la struttura si è evoluta dalla condizione di fortilizio verso quella di residenza baronale. Il progressivo abbandono dell’edificio nel secolo XIX sono la causa di crolli ed anche di parziali demolizioni effettuate nel primo dopoguerra.

Tornati a Castelmezzano ripercorrendo il sentiero delle sette pietre a ritroso, ci si può immergere tra i vichi del borgo, tra botteghe di prodotti tipici e piccole locande dalle quali si può respirare il profumo della cucina tipica locale.

La nostra avventura termina qui,tra un souvenir e l’altro, soddisfatti di aver raggiunto la meta prefissata, ma con una piccola riflessione dal sapore amaro sul turismo nel nostro territorio, il Cilento e Vallo di Diano per l’appunto. Le domande che ci poniamo sono tante, in primis perché tutto questo non è possibile realizzarlo nel nostro parco, il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano?

Perché non offrire al turista la possibilità di scegliere come variegare la propria giornata o la propria vacanza? Eppure il Cilento non vive di solo mare o di escursioni e passeggiate. Abbiamo anche noi delle montagne spettacolari, pensiamo agli Alburni, al Cervati, il Gelbison, che possono offrire davvero tanto. Allora perché non creare anche nel nostro territorio qualcosa di simile, che attragga turisti da tutto il mondo, amanti dell’avventura, e che soprattutto spinga a farli ritornare?

La sensibilizzazione dovrebbe partire anche dai cittadini, presentando nuove istanze alla politica, proponendo un turismo di qualità anziché l’invasione dell’homo barbaricus che invade le nostre spiagge durante l’estate. Se la politica rappresenta quello che siamo, perché non si cerca allora di contribuire ad inseguire certi obiettivi di qualità?

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