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Trasferiti dopo la chiusura del carcere di Sala Consilina: il Consiglio di Stato riconosce l’indennità agli agenti

Gli agenti, in servizio presso il carcere di Sala Consilina, erano stati trasferiti ad altri istituti penitenziari dopo la soppressione della struttura, disposta con decreto ministeriale nel 2015

Di:
Erminio Cioffi
Pubblicato il: 18/02/2026
Aggiornato il: 18/02/2026
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Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello presentato da alcuni agenti della Polizia Penitenziaria già in servizio presso la casa circondariale di Sala Consilina, riconoscendo il loro diritto a percepire l’indennità di trasferimento a seguito della chiusura dell’istituto penitenziario. La sentenza, è stata pubblicata oggi e ribalta la precedente decisione del TAR Campania che aveva respinto il ricorso dei dipendenti contro il diniego opposto dal Ministero della Giustizia.

L’iter

Gli agenti, in servizio presso il carcere di Sala Consilina, erano stati trasferiti ad altri istituti penitenziari dopo la soppressione della struttura, disposta con decreto ministeriale nel 2015. Le nuove assegnazioni avevano riguardato sedi distanti decine di chilometri, tra cui Eboli, Sant’Angelo dei Lombardi e Salerno. Il Ministero aveva negato l’indennità di trasferimento. Il Consiglio di Stato ha chiarito che i trasferimenti devono qualificarsi come d’ufficio, poiché conseguenti alla chiusura dell’istituto e imposti da esigenze organizzative dell’Amministrazione.

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La richiesta agli agenti di indicare sedi gradite, secondo i giudici, non muta la natura autoritativa del trasferimento e non comporta alcuna rinuncia al diritto all’indennità. Particolare rilievo assume l’interpretazione del concetto di “sede limitrofa”. Secondo il Collegio, non può trattarsi di una nozione meramente formale o amministrativa, ma va valutata in concreto, considerando distanza chilometrica, tempi di percorrenza, accessibilità e disagio effettivo per il personale.

La decisione del Consiglio di Stato

Nel caso specifico, trasferimenti compresi tra i 64 e i 91 chilometri non possono essere considerati verso sedi limitrofe, poiché comportano un sacrificio significativo e non prevedibile per i lavoratori. Alla luce di queste considerazioni, il Consiglio di Stato ha annullato il diniego ministeriale e accertato il diritto degli agenti a percepire l’indennità di trasferimento, ordinando all’Amministrazione di procedere al pagamento.

La decisione rappresenta un importante chiarimento giurisprudenziale, destinato ad avere effetti anche su casi analoghi a livello nazionale. Viene ribadito, infatti, che la tutela economica del personale trasferito non può essere compressa da interpretazioni astratte o burocratiche, ma deve essere valutata alla luce dell’impatto reale che il trasferimento produce sulla vita e sull’organizzazione familiare dei dipendenti.

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