Raffaele Pesce, consigliere comunale di Agropoli e animatore del movimento civico “Liberi e Forti”, ha ufficializzato le proprie dimissioni irrevocabili dal Consiglio dell’Unione dei Comuni Paestum Alto Cilento. Una decisione sofferta ma netta, motivata da quella che l’esponente di opposizione definisce una gestione dell’ente ormai lontana dalle sue finalità statutarie e democratiche.
Un’istituzione “esautorata”: le ragioni della protesta
Al centro della dura requisitoria di Pesce vi è il progressivo svuotamento delle funzioni dell’assemblea unionale. Il consigliere lamenta una frequenza di convocazione talmente esigua da violare lo stesso Statuto dell’ente, che imporrebbe almeno due sedute annue. “L’impegno consiliare unionale si è concluso, nello scorso 2025, con un unico e solo consiglio fissato per la sera del giorno 30 dicembre”, attacca Pesce, sottolineando come anche l’anno precedente la convocazione fosse giunta in extremis, il 31 dicembre 2024.
Secondo l’esponente civico, queste tempistiche, unite a modalità di notifica che renderebbero difficoltoso l’accesso ai documenti negli uffici durante i giorni festivi, limitano di fatto il diritto/dovere di controllo dei rappresentanti eletti. “Rassegno le mie dimissioni da consigliere unionale in un consiglio esautorato e svilito di ogni potere e prerogativa”, dichiara il legale agropolese, evidenziando come l’Unione sia ormai percepita come un organismo utile solo alla convalida dei bilanci.
Bilanci in affanno e assenza di servizi comuni
Le critiche di Pesce non si fermano alla forma, ma investono la sostanza della programmazione politica. Nel mirino finisce lo stato finanziario dell’ente, definito “deficitario” e soggetto ai controlli previsti dall’art. 243 del TUEL. Ma è soprattutto l’assenza di benefici tangibili per i cittadini a pesare sul giudizio del consigliere dimissionario.
“Questa Unione, servita solo a specifiche assunzioni e a giochi di bilancio a favore del comune di Agropoli, in materia di Tari e Raccolta rifiuti, non ha più alcun senso”. Un esempio emblematico citato da Pesce è quello relativo al canile comprensoriale: nonostante anni di sollecitazioni, nel Bilancio Armonizzato non vi sarebbe traccia di un ricovero unionale, costringendo i comuni a versare circa 150.000,00 euro annui a strutture esterne alla provincia.
Il caso della Centrale Unica di Committenza e il biometano
L’atto di accusa si estende anche all’attività della Centrale Unica di Committenza (CUC). Pesce richiama l’attenzione sulla revoca di un appalto da oltre 2 milioni di euro per la riqualificazione energetica della pubblica illuminazione di Agropoli, un caso che, a suo dire, non avrebbe ricevuto risposte trasparenti in aula.
Infine, viene denunciata la “fuga” dal confronto su temi ambientali caldi, come il progetto dell’impianto di biometano ad Ogliastro Cilento. Nonostante le richieste formali inoltrate via PEC tra il 2024 e il 2025 per discutere l’impatto territoriale dell’opera, Pesce riferisce di aver ricevuto solo il silenzio dal Presidente dell’Unione. “Una Unione sprovvista di delega di funzioni e di un reale bilancio, di fatto, è una Unione inesistente”, conclude amaramente il consigliere, sancendo la fine di un’esperienza associativa che, a suo avviso, ha smarrito la propria identità originaria.

Le cose nn funzionano..?
Strano …
Ogni tanto una buona notizia.