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Cronaca

Scacco allo spaccio a Eboli: 94 anni di carcere per il “clan” Ruggiero

Sentenza durissima al Tribunale di Salerno: condannati i vertici dello spaccio tra il rione Paterno e il centro di Eboli. Ecco tutti i dettagli del verdetto

Di:
Antonio Elia
Di:Antonio Elia
Antonio Elia è un giornalista attivo sul territorio di Eboli e della Piana del Sele, impegnato da anni nella cronaca locale e negli approfondimenti su temi...
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Pubblicato il: 23/04/2026
Aggiornato il: 23/04/2026
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Novantaquattro anni complessivi di reclusione per dieci imputati legati al sodalizio criminoso guidato da Daniele Ruggiero e Mario Ruggiero. È questo il verdetto pronunciato dal giudice Brigida Cavasino al termine dell’udienza di ieri mattina presso il tribunale di Salerno, lasciando sorpresi molti degli avvocati presenti per l’entità delle pene inflitte.

Pene severissime per i vertici dell’organizzazione

Le condanne più pesanti hanno riguardato proprio i vertici dell’organizzazione, attiva nello spaccio di droga tra il rione Paterno e il centro di Eboli. Daniele Ruggiero è stato condannato a 20 anni di reclusione, mentre il nipote Mario Ruggiero dovrà scontare 15 anni e 10 mesi.

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Una decisione che si discosta sensibilmente dalle richieste iniziali del pubblico ministero Maria Benincasa, che aveva sollecitato 10 anni per Daniele e 18 anni per Mario. Il giudice ha inoltre inflitto una pena severa anche a Josephine Di Conza, compagna di Daniele Ruggiero, condannata a 10 anni e 8 mesi.

Il “tesoro” nelle scatole di scarpe

Proprio Di Conza era già nota agli investigatori: in un’operazione precedente, la Guardia di Finanza aveva rinvenuto circa 100 mila euro in contanti nascosti in scatole di scarpe all’interno di un sottoscala di una palazzina popolare lungo viale Amendola. Un episodio che ha rappresentato uno snodo fondamentale nelle indagini, portando alla luce l’intera associazione a delinquere.

Indagini tecniche: telecamere e intercettazioni

Determinanti per la chiusura del cerchio investigativo sono state le immagini raccolte tramite telecamere nascoste installate nei pressi di un bar del centro e del circolo riconducibile a Mario Ruggiero. Fondamentali si sono rivelate anche le intercettazioni ambientali effettuate nelle auto dei principali esponenti e dei pusher più attivi del gruppo criminale, che hanno permesso di documentare capillarmente l’attività di spaccio.

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