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Cronaca

Indagine su presunta truffa nell’accoglienza migranti: annullate le misure cautelari per 5 indagati

L'accusa era di frode e truffa ai danni dello Stato in centri per migranti gestiti da una cooperativa.

Di:
Ernesto Rocco
Di:Ernesto Rocco
Inizia l'attività giornalistica nel 2003, collaborando con il mensile "Il Cilento Nuovo". Successivamente diventa addetto stampa dell'U.S.Agropoli 1921, ruolo che manterrà fino al 2013 e che...
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Pubblicato il: 16/10/2025
Aggiornato il: 16/10/2025
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Tribunale - avvocato

Il Tribunale del Riesame di Firenze ha annullato le misure cautelari emesse lo scorso 30 settembre nei confronti di cinque persone indagate nell’ambito di una complessa inchiesta condotta dalla Procura di Pistoia. Le accuse a vario titolo riguardano concussione nei confronti di richiedenti asilo, frode nelle pubbliche forniture, false attestazioni in atti pubblici e truffa aggravata ai danni dello Stato.

Le cinque persone, tra cui un soggetto finito in carcere e quattro ai domiciliari, sono tornate libere. Al momento, non sono state ancora depositate le motivazioni che hanno portato alla decisione del Tribunale.

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Tuttavia, le difese avevano precedentemente sollevato l’eccezione dell’assenza dell’interrogatorio preventivo, ritenuto necessario prima dell’esecuzione di qualsiasi misura cautelare. Solo con il deposito dei singoli provvedimenti sarà possibile comprendere appieno l’iter decisionale che ha portato all’annullamento dell’ordinanza.

Il presunto “metodo” truffaldino al centro dell’indagine

L’indagine, partita nel dicembre 2023 a seguito di un’ispezione dei Carabinieri del Nas in un Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS) in Toscana, ha messo sotto la lente d’ingrandimento un presunto sistema truffaldino. Al centro c’è una cooperativa sociale, con sede legale a Castel San Giorgio, attiva nell’accoglienza dei migranti. Tra gli indagati figurano l’amministratore di fatto e l’amministratrice legale della società, entrambi residenti nel comune salernitano.

L’ispezione iniziale in Toscana aveva rivelato un contesto di assoluto degrado, caratterizzato da “sporcizia diffusa, liquami, muffe e condizioni igienico-sanitarie definite gravissime“. Le testimonianze degli ospiti hanno poi indirizzato gli inquirenti verso la precedente gestione della coop dell’Agro nocerino. Gli investigatori avrebbero scoperto che quello toscano non sarebbe stato un caso isolato, ma rientrerebbe in un “vero e proprio metodo” – secondo l’accusa – replicato in decine di centri gestiti dalla cooperativa in tutta Italia, da Pavia ad Arezzo, da Avellino fino al Cilento e Vallo di Diano.

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Taglio dei servizi e fondi pubblici

Secondo il teorema della Procura, la gestione della cooperativa di Castel San Giorgio sarebbe stata finalizzata a massimizzare i profitti attraverso il taglio dei servizi essenziali previsti dalle convenzioni stipulate con le Prefetture. Nel salernitano, la cooperativa gestiva o aveva gestito sette strutture, tra cui due a Castel San Giorgio (una per minori non accompagnati), e altre ad Orria, Ascea, Casalbuono e Felitto.

I migranti hanno riferito agli inquirenti di non aver quasi mai ricevuto il “pocket money” giornaliero, di aver seguito solo sporadiche lezioni di italiano e di non aver mai ottenuto supporto psicologico o legale. A riscontro di ciò, sarebbero emerse relazioni mensili firmate dalla psicologa indagata che attestavano colloqui mai avvenuti. Di fronte alle proteste, i responsabili avrebbero risposto con minacce.

L’indagine ha anche messo in luce la presunta coercizione degli ospiti a firmare i registri di presenza, necessari alla cooperativa per attestare la regolare fornitura del servizio, sotto il ricatto di “essere espulsi o, peggio, di non ricevere le scarse derrate alimentari”. Alcuni testimoni avrebbero dichiarato di essere rimasti fino a dieci giorni senza cibo per essersi rifiutati di firmare.

L’aspetto più remunerativo della presunta truffa riguarderebbe, inoltre, la contabilità: i carabinieri avrebbero scoperto che la cooperativa presentava la stessa fattura a più Prefetture, conseguendo un doppio o triplo rimborso per la medesima spesa. Questo espediente, tra il 2022 e il 2024, avrebbe consentito alla cooperativa di percepire oltre 1.200.000 euro di fondi pubblici.

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