I templi di Paestum alle spalle, la linea del mare a sinistra e davanti 140 chilometri di pura adrenalina. La sesta tappa del Giro d’Italia parte da Paestum dopo anni dall’ultima volta, in un contrasto perfetto tra la pietra millenaria della storia e il carbonio delle biciclette. C’è l’incognita della pioggia a mettere ansia, ma la passione della provincia di Salerno cancella ogni timore.
Da Paestum a Napoli
Prima del via, la vigilia è una macchina perfetta. Poi, nel cuore dell’area archeologica il colpo sul petto, la firma sul tabellone e il via ufficiale. La corsa si accende subito, tra due ali di persone che si concentrano lungo il percorso assistendo alle emozioni dei sorpassi, delle fatiche ed anche di una caduta in terra capaccese.
Bagno di folla in tutta la provincia
Lungo la pianura salernitana parte la prima fuga di giornata con Planckaert e Vergallito. Il gruppo controlla a meno di un minuto. Urla, bandiere, mani tese per afferrare una borraccia. Il territorio risponde con un calore incredibile. La carovana attraversa la piana del Sele, poi assapora il calore di Salerno e inizia a salire, verso la strettoia dura di Cava de’ Tirreni. Qui le pendenze picchiano duro e la corsa si seleziona.
È l’ultimo sussulto in terra salernitana prima del traguardo di Napoli, dove la pioggia renderà i sampietrini finali una trappola scivolosa prima dello scatto vincente di Davide Ballerini. Napoli incorona il vincitore, ma la vera festa è partita da Paestum