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Cronaca

Condanna a dodici anni per il dipendente postale di Sala Consilina: sottratti migliaia di euro dai conti

Il Tribunale di Lagonegro ha condannato a 12 anni un dipendente delle Poste di Sala Consilina per appropriazione indebita. Risarcimenti previsti per dieci clienti

Di: Erminio Cioffi
Pubblicato il: 24/01/2026
Aggiornato il: 24/01/2026
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Dopo circa quattro ore di camera di consiglio, il Tribunale di Lagonegro ha pronunciato giovedì sera la sentenza di primo grado nei confronti del dipendente di Poste Italiane in servizio presso l’ufficio postale di via Matteotti a Sala Consilina, e poi sospeso dal servizio, condannandolo alla pena di 12 anni di reclusione truffa. Nel processo, il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a 11 anni e 6 mesi, richiesta superata dal collegio giudicante che ha inflitto una pena ancora più severa. La sentenza di primo grado ora potrà essere impugnata in appello.

La ricostruzione della frode sui conti correnti

Secondo quanto emerso nel corso delle indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Potenza e dai Carabinieri della Compagnia di Sala Consilina, sotto il coordinamento della Procura potentina, l’ex dipendente avrebbe posto in essere plurime condotte illecite ai danni di decine di clienti, sottraendo denaro e titoli dai conti correnti postali per poi riversarli su rapporti a lui riconducibili.

A far emergere la vicenda fu la stessa Poste Italiane, che nei primi mesi del 2022 segnalò alla Procura una serie di movimenti sospetti individuati dalla propria struttura interna di controllo, deputata alla prevenzione e all’accertamento delle frodi ai danni dell’azienda e della clientela. Furono oltre venti le denunce presentate da cittadini che avevano riscontrato ammanchi anche ingenti sui propri conti correnti postali.

L’accesso al sistema informatico

Gli accertamenti sui flussi di denaro e il monitoraggio degli accessi al sistema informatico aziendale portarono gli investigatori a individuare l’ex dipendente come presunto autore delle operazioni anomale, realizzate secondo l’accusa abusando del rapporto fiduciario instaurato con i clienti.

Le modalità dei reati contestati erano diverse: in alcuni casi l’uomo, avendo la disponibilità di carte libretto e dei relativi codici PIN, si appropriava direttamente delle somme depositate; in altri faceva digitare più volte il PIN agli ignari clienti, riuscendo così a sottrarre denaro senza che questi se ne accorgessero. In ulteriori episodi avrebbe operato direttamente sui conti di terzi, contraffacendo le firme per richiedere e incassare vaglia circolari, oppure accedendo abusivamente ai sistemi informatici di Poste Italiane per aprire libretti postali e compiere ulteriori operazioni fraudolente.

I provvedimenti dell’azienda e la costituzione di parte civile

Con la sentenza, il giudice ha inoltre condannato Poste Italiane in solido con il dipendente al risarcimento dei danni in favore dei clienti che si sono costituiti parte civile nel processo.

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