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Cilento

Cilento: il valore della memoria tra antichi mestieri e identità culturale

Viaggio tra gli antichi mestieri del Cilento, dal "pezzaro" ai frantoi storici. Un patrimonio culturale che sopravvive tra tradizione e innovazione tecnologica

Di:
Angela Bonora
Di:Angela Bonora
Laureata Scienze della Comunicazione, è appassionata ai film del cinema e ai telefilm stranieri. Nel tempo libero legge molti libri soprattutto romanzi e gialli. Le piace...
Pubblicato il: 06/01/2026
Aggiornato il: 06/01/2026
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Antichi mestieri

La riscoperta delle attività artigianali del passato rappresenta uno strumento fondamentale per preservare l’identità collettiva e comprendere l’evoluzione delle condizioni lavorative moderne. Nel contesto del Cilento, un territorio che ha conservato a lungo le proprie radici rurali, stilare un inventario delle professioni storiche permette di tracciare un profilo culturale accurato. Molte di queste occupazioni, altrove scomparse, hanno resistito grazie a una struttura sociale che ha privilegiato la continuità rispetto alla rapida modernizzazione.

Dal baratto alla gestione del recupero: la figura del pezzaro

Tra le figure più iconiche della tradizione locale spicca il pezzaro. In origine, questo operatore percorreva i centri abitati con un carretto, raccogliendo stracci e materiali edili. Il sistema economico era basato sul baratto: in cambio della merce ceduta, i cittadini ricevevano la cosiddetta “ruàgna”, un manufatto in terracotta. Con il passare dei decenni, la professione si è evoluta; oggi il pezzaro moderno si occupa principalmente dello smaltimento di rottami ferrosi e materiali ingombranti, abbandonando la logica dello scambio in favore di servizi legati alla gestione dei rifiuti.

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L’estinzione della manodopera specializzata: calzolai e frantoi

Il miglioramento delle condizioni economiche ha progressivamente ridotto la necessità di ricorrere al calzolaio, o ciabattino, un tempo pilastro dell’economia locale e oggi professione in via d’estinzione. Parallelamente, il territorio vantava una fitta rete di “trappìti” (frantoi), alimentata dalla vasta diffusione degli ulivi e da una disponibilità di manodopera che oggi appare drasticamente ridotta. La carenza di lavoratori ha colpito anche altri settori produttivi, come le cantine vinicole e le fabbriche artigianali specializzate nella produzione di pipe, un tempo fiorenti anche nei piccoli centri.

Trasporti e maestranze: dai maniscalchi agli scalpellini

Il panorama lavorativo storico cilentano comprendeva botteghe di maniscalchi per la ferratura di equini e muli, oltre alla figura dei trainieri, responsabili del trasporto di materiali edili su carri. La vita quotidiana gravitava attorno ai mulini, dove il grano veniva trasformato in farina, e a numerose concerie e tappezzerie. Particolare rilievo assumevano i falegnami e gli scalpellini, artigiani considerati veri e propri artisti della materia, la cui assenza oggi rappresenta una grave perdita per il tessuto produttivo locale.

L’evoluzione del commercio: dalle cantine alla vendita della pasta

Alcune attività giunte fino ai giorni nostri presentano radici storiche sorprendenti. Le cantine, ad esempio, fungevano originariamente anche da punti di ristoro, mentre il tabaccaio vendeva il prodotto esclusivamente sfuso e a peso. Curioso era il rito dell’acquisto della pasta di grano duro: i clienti si recavano in bottega muniti dello “stiavucco”, una tovaglia su cui veniva adagiato il prodotto dopo essere stato pesato con il “vilanzuni”, una bilancia in ottone e ferro. Piccole quantità di maccheroni venivano invece distribuite in sacchetti di carta.

La produzione locale e il valore del recupero culturale

Persino il settore delle bevande gassate vantava una produzione autoctona in apposite botteghe, dove macchinari specifici miscelavano acqua, anidride carbonica ed essenze d’importazione, imbottigliando il tutto in contenitori di vetro con tappo a pressione. Sebbene l’innovazione abbia trasformato radicalmente queste realtà, assistiamo oggi a un rinnovato interesse per i sapori e i mestieri di una volta. Questi elementi stanno recuperando un forte spessore culturale, diventando simboli di una resistenza identitaria che guarda al passato per valorizzare il presente.

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