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Agropoli, il dolore di Maria Giovanna Russo: “Mia figlia Annalisa vittima due volte, dello Stato e del giudizio”

La testimonianza shock della madre di Annalisa Rizzo, uccisa ad Agropoli: il peso di crescere una nipote orfana e la lotta contro il pregiudizio sociale

Di:
Ernesto Rocco
Di:Ernesto Rocco
Inizia l'attività giornalistica nel 2003, collaborando con il mensile "Il Cilento Nuovo". Successivamente diventa addetto stampa dell'U.S.Agropoli 1921, ruolo che manterrà fino al 2013 e che...
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Pubblicato il: 12/03/2026
Aggiornato il: 12/03/2026
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Annalisa Rizzo

La ferita di Agropoli è ancora aperta. A distanza di due anni dalla tragedia che ha sconvolto la comunità cilentana, il sacrificio di Annalisa Rizzo, uccisa nel 2024, torna al centro del dibattito nazionale. Durante un recente convegno presso la Biblioteca del Senato, la testimonianza della madre, Maria Giovanna Russo, ha squarciato il velo di silenzio che troppo spesso avvolge gli orfani di femminicidio e le famiglie che restano a raccogliere i cocci di vite spezzate.

La testimonianza di Maria Giovanna Russo: “Vivo per mia nipote, ma il dolore è lacerante”

Nel cuore dell’intervento di Maria Giovanna Russo c’è la realtà quotidiana di chi, superata l’età della genitorialità attiva, si ritrova a dover fare da madre e padre a una nipote rimasta orfana. Alessandra, oggi quindicenne, è il centro del mondo di una nonna che non nasconde la fatica di un ruolo che non le apparterrebbe più per ragioni biologiche.

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“Mi ritrovo a crescere mia nipote e, sebbene non voglia usare parole dure, sento il peso di responsabilità che non dovrebbero più appartenermi alla mia età. Vivo per la mia nipotina, ma porto dentro il dolore lacerante di aver perso una figlia”, ha dichiarato con estrema dignità. La sua battaglia non è solo per la sopravvivenza quotidiana, ma per la memoria di Annalisa, descritta come una donna realizzata, solida e con un lavoro, lontana dagli stereotipi che spesso accompagnano queste cronache.

Lo stigma sociale: l’atroce accusa del “se l’è meritato”

Uno degli aspetti più dolorosi emersi dalla testimonianza riguarda la reazione di una parte dell’opinione pubblica. Maria Giovanna Russo ha denunciato con forza i commenti d’odio e il giudizio sommario subiti dopo la tragedia. “Sentir dire ‘se l’è meritato’ è atroce, specialmente perché queste parole sono pronunciate da altre donne. Mi chiedo come sia possibile per una donna arrivare a pensare o a dire una cosa del genere; è qualcosa di veramente incredibile e inaccettabile”.

Questo stigma rappresenta un secondo trauma per i sopravvissuti, un “femminicidio sociale” che colpisce chi resta. La madre di Annalisa ha ribadito l’urgenza di un cambiamento culturale profondo, che parta dal rispetto della vittima e arrivi alla protezione dei minori coinvolti.

Il paradosso dei fondi e l’urgenza di interventi concreti

La vicenda di Agropoli si inserisce in un contesto nazionale dove, nonostante la disponibilità di risorse, l’aiuto dello Stato fatica ad arrivare. La senatrice Valeria Valente ha evidenziato come i fondi per gli orfani esistano ma restino spesso inutilizzati a causa di intoppi burocratici. “È un corto circuito inaccettabile – ha ribadito Valente – se i soldi avanzano mentre i bisogni persistono, significa che il meccanismo va corretto”.

Attualmente, il sostegno economico per le famiglie affidatarie si attesta sui 300 euro mensili, una cifra definita “decisamente insufficiente” per coprire le necessità di ragazzi che, come la figlia di Annalisa, si trovano nella delicata fascia adolescenziale (il 40% dei minori era presente al momento del delitto). Il terzo settore, attraverso progetti come “Airone”, sta cercando di colmare questo vuoto, riducendo i tempi di intervento da 8 a 3 mesi per evitare che il trauma diventi una ferita indelebile.

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