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Cronaca

Agguato al cassiere del «Dolce Vita»: Massimiliano Damiani condannato a 12 anni

Condannato a 12 anni Massimiliano Damiani per il tentato omicidio del cassiere della discoteca Dolce Vita. Esclusa l'aggravante mafiosa dal Tribunale di Salerno

Di:
Ernesto Rocco
Di:Ernesto Rocco
Inizia l'attività giornalistica nel 2003, collaborando con il mensile "Il Cilento Nuovo". Successivamente diventa addetto stampa dell'U.S.Agropoli 1921, ruolo che manterrà fino al 2013 e che...
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Pubblicato il: 17/03/2026
Aggiornato il: 17/03/2026
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Il Tribunale di Salerno ha emesso il proprio verdetto in merito al violento episodio che ha visto coinvolto un addetto alla cassa della nota discoteca «Dolce Vita». Il gup Benedetta Setta ha condannato Massimiliano Damiani alla pena di 12 anni di reclusione, a seguito della scelta del rito abbreviato. L’imputato era accusato di tentato omicidio, un’imputazione scaturita da una spedizione punitiva organizzata dopo un banale alterco all’interno del locale notturno. Nonostante la richiesta della Procura fosse stata di 15 anni, la sentenza ha visto cadere l’aggravante mafiosa (ex art. 416bis).

La genesi del conflitto: il rifiuto dello sconto e le minacce

I fatti che hanno portato alla condanna risalgono alla notte tra il 3 e il 4 settembre 2022. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, basata anche sulla denuncia sporta dalla vittima, Massimiliano Damiani avrebbe preteso uno sconto arbitrario sulle consumazioni alcoliche per sé e per il proprio gruppo di amici. La richiesta consisteva nel dimezzare il prezzo di ogni cocktail, passando da 10 a 5 euro.

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Di fronte al fermo rifiuto del cassiere, un uomo di 49 anni, Damiani avrebbe reagito con estrema aggressività. Dopo essersi introdotto dietro il bancone, l’imputato avrebbe tentato di trascinare la vittima fuori dal locale, venendo però prontamente allontanato dal personale di sicurezza. Prima di lasciare la struttura, tuttavia, era stata pronunciata la promessa di una ritorsione: “fargliela pagare”.

L’esecuzione dell’agguato lungo la litoranea

La vendetta si è concretizzata all’alba del 18 settembre 2022, circa due settimane dopo il primo diverbio. Massimiliano Damiani, supportato dal fratello Fabio (la cui posizione è stata stralciata per le diverse scelte processuali), avrebbe teso una vera e propria imboscata lungo la litoranea che collega Pontecagnano a Salerno.

I due fratelli, con il volto travisato da passamontagna e occhiali scuri, avrebbero utilizzato un’auto a noleggio per sbarrare la strada al 49enne che stava rientrando a casa dopo il turno di lavoro. Armati di pistola, i due avrebbero tentato inizialmente di sfondare i finestrini del veicolo della vittima con il calcio delle armi. Quando l’uomo è riuscito a ingranare la marcia e a fuggire, è iniziato un inseguimento ad alta velocità durante il quale sono stati esplosi diversi colpi di arma da fuoco. I proiettili hanno infranto il lunotto posteriore e colpito i sedili, non ferendo il conducente solo per una fortuita coincidenza.

Le indagini e l’identificazione dei responsabili

La fuga degli aggressori si è conclusa nei pressi del centro commerciale Siniscalchi, mentre la vittima si è recata immediatamente dai carabinieri per denunciare l’accaduto. L’attività investigativa è stata rapida ed efficace: gli inquirenti hanno incrociato i dati provenienti dalle telecamere di sorveglianza con l’analisi del GPS installato sull’autovettura utilizzata per l’agguato, che era stata noleggiata sotto falso nome.

Fondamentale è stato anche l’esame dei tabulati telefonici, che ha permesso di collocare con precisione gli indagati sul luogo del delitto e di ricostruire l’intera dinamica del tentato omicidio.

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