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Agropoli, riemergono dall’oblio del tempo e della storia, le scomparse e dimenticate Torre Elicina e Torre Tauriello del XIX secolo

La ricostruzione storica delle torri di avvistamento fortificate Elicina e Tauriello costruite nel Decennio Francese (1806-1815)

Ernesto Apicella
11/12/2022 11:55 AM
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Oggi vi parlerò della “Torre Elicina” e della“Torre Tauriello”, le torri d’avvistamento con cinta muraria, edificate nel “Decennio Francese” (1806-1815). Da decenni dimenticate e, grazie a una lunga e accurata ricerca, ho recuperato dall’oblio del tempo e della storia.
Una ricerca basata su una serie di battaglie navali, assalti e fughe dal castello, sbarchi di “briganti”, che oltre a riconsegnarci la presenza delle due torri, ci documentano l’importanza strategica di Agropoli, per il controllo delle rotte marine del Golfo di Salerno e delle strade d’accesso al Cilento interno.
Le due Torri furonocostruite nel “Decennio Francese”, per rafforzare le difese costiere del Regno di Napoli. Il 30 dicembre 1866, con decreto legge del neonato Regno d’Italia, le due torri furono dismesse insieme alle Torri di San Marco, di San Francesco e di Tresino. 
“Torre Tauriello”, spogliata di ogni attività militare e civile,fu smontata e depredata dagli agropolesi, che riusarono le pietre per la costruzione delle case. La zona è rimasta nella memoria popolare con il toponimo di “Fortino”. Mentre, “Torre Elicina”, in base ad alcuni documenti recuperati, probabilmente ricoprì la funzione di fanale di segnalazione per la navigazione marittima. Scomparve definitivamente nel 1929, quando, sulle sue fondamenta, fu costruito l’attuale Faro Marittimo di Agropoli.

Sul finire del XV secolo, in Italia si era creato uno stato di continua belligeranza tra Spagna e Francia, che si aggravò nel 1536, con le nuova e preoccupante alleanza tra la Francia e l’Impero Ottomano di Solimano I, il Magnifico. Gli spagnoli, che dal 1503 governavano il Regno di Napoli, progettarono un sistema di torri per la difesa delle coste del Regno. Ma solo nel 1532-33, il Viceré Don Pedro di Toledo emanò delle ordinanze rivolte alle singole Università, imponendo loro di proteggersi da eventuali attacchi barbareschi, con la costruzione a proprie spese di torri di avvistamento marittimo.
Nel 1563, il Viceré Don Pedro Afan de Ribera, Duca d’Alcalà emanò nuovi ordini per la costruzione delle torri costiere, arrogandosi tutti i poteri.
Ad Agropoli verranno ristrutturate la Torre di San Marco, di forma circolare, e la torre quadrangolare di Tresino, entrambe costruite dai Normanni.
Per completare il progetto delle torri costiere da Agropoli alla Calabria, nel 1566 fu edificata la Torre di San Francesco “la torricella de Santo Francesco de Agropoli”, di forma quadrangolare, completata nel 1582 circa. Grazie a una nuova tassa di 22 Grana, applicata a tutti i fuochi del Regno, nel giro di pochi anni furono in gran parte completate le torri progettate. Dopo trent’anni circa, nel 1594, un’ennesima tassa consentì la costruzione delle torri rimaste in sospeso, completando così l’intero apparato difensivo della costa del Regno. Attraverso la rete delle torri costiere si attivavano le segnalazioni d’allarme, effettuate con il fumo di giorno e il fuoco di notte. Inoltre, come segnalazione acustica era utilizzato il botto fragoroso di una cannoniera verticale a spatola, impiegata anche per la difesa da attacchi terrestri o marini.

Nel “Decennio Francese” (1806-1815), il Regno di Napoli (Formalmente Regno delle Due Sicilie) fu travolto da una vera e propria guerra civile. Il Cilento fu funestato dal cosiddetto “brigantaggio”, fomentato dai Borboni e dagli Inglesi, che dalla Sicilia organizzavano operazioni terrestri e navali. In quel decennio i Re di Napoli, Giuseppe Bonaparte, Napoleone (30 marzo 1806 – 15 luglio 1808) e Gioacchino Murat (1° agosto 1808 –  13 ottobre 1815), progettarono un nuovo piano strategico militare, per il potenziamento dell’assetto difensivo sulle coste del Regno, ripristinando, ristrutturando e ingrandendo le vecchie fortificazioni esistenti. Nel 1806, le truppe francesi, con viva forza, occuparono il Castello di Agropoli di proprietà della famiglia Delli Monti Sanfelice, trovandolo in ottime condizioni. La presenza delle truppe francesi, dopo quasi dieci anni di occupazione, rese il Castello inabitabile e inagibile.
Nel Decennio Francese, ad Agropoli, grazie a una serie di ricerche effettuate in vari archivi, ho rintracciato degli inediti testi storici che ci indicano la costruzione di due torri fortificate, Elicina (Zona Faro) e Tauriello, attuale Fortino.
Nel 1830, la Francia invase e conquistò Algeri, prendendo rapidamente il controllo delle restanti comunità costiere del Nord Africa, stroncando definitivamente le scorrerie barbaresche e limitando notevolmente la funzione delle torri costiere. Nel 1866, con Regio Decreto emesso da Vittorio Emanuele II, Re d’Italia, le torri costiere furono dismesse e vendute all’asta. 

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Veniamo alle esclusive testimonianze storiche che attestano la presenza ad Agropoli delle scomparse e dimenticate “Torre Elicina” e “Torre Tauriello”.

-Un progetto del 1806/7, conservato nella Biblioteca Nazionale di Napoli, riporta l’intestazione: “La pianta e profilo della batteria di Agropoli, con il progetto d’ingrandimento della punta in avanti e renderla capace per tre pezzi su affusti di costa”, firmato dal Colonnello del Genio Militare, B. Montemajor. (Vedi Foto). In esso è riportato il disegno della fortificazione difensiva di Torre Tauriello (Fortino), con le relative descrizioni. Si può ipotizzare che, per Torre Elicina, fosse stata prevista la stessa opera di fortificazione. La “Torre Elicina” viene citata in vari antichi testi con il nome di Sant’Elecina, Santa Elcina, Alicina. Vista la loro collocazione fuori dalle mura fortificate di Agropoli, è probabile che fossero delle torri cosiddette  Albarrana (dall’arabo barrani, “esterno”). Cioè, delle torri staccate dalle mura difensive, poste come una difesa avanzata e collegate, nel nostro caso, con delle scale a una porta della cinta muraria.

– Dal“Dizionario corografico dell’Italia” di Amato Amati del 1868, nella descrizione dedicata ad Agropoli, leggiamo: “(…) Dalla parte del mare vi è a borea il forte di Sant’Elecina e ad occidente il forte detto Tauriello, oggi punta del Fortino. Queste fortificazioni sono attualmente smantellate. Nel 1806 , sostenne l’attacco di due briks inglesi (…);

– Un’altra testimonianza la troviamo nel libro: “Enciclopedia popolare italiana” di Giovanni Berri edito nel 1871: “(…) Dalla parte del mare esistono ancora, ma smantellati, due forti, uno al nord chiamato forte di Santa Elcina, l’altro ad occidente detto Punta del Fortino. Quest’ultimo era conosciuto, non è gran tempo, col nome di forte del Tauriello. Due navi inglesi che nel 1806 assaltarono questo forte vi furono energicamente respinte (…). Degli assalti ad Agropoli del 1806, citati dai testi precedenti, abbiamo una serie di testimonianze storiche, anch’esse tratte da alcuni antichi testi.

– Da “La Real Marina 1800-1815”: “Agropoli, nel luglio del 1806, era presidiata dalle truppe francesi e subì l’attacco di numerose lance e barcacce della coalizione Anglo-Sicula, appoggiata da quattro cannoniere borboniche. La popolazione agropolese, aiutata da 12 soldati francesi presenti nel Castello, tenne testa all’attacco, uccidendo parecchi assalitori e facendone diversi prigionieri”;

– Nella “Rivista marittima” parte prima, del 1928 leggiamo: “Uno sbarco per parte di una fregata inglese, respinto dalla guardia civica locale, fu tentato il 9 luglio 1806 ad Agropoli, Salerno”;

– Nel 1829, Cesare De Laugier, conte di Bellecour, (Portoferraio 1789 – Firenze 1871), patriota, militare e scrittore, nel libro “Fasti e vicende degli italiani dal 1801 al 1815” scriveva:“Il 25 luglio 1806, Guariglia, il capo banda dei rivoltosi calabresi, che con vari suoi seguaci si era imbarcato su navi della crociera anglo-sicula, sbarcò con un centinaio d’uomini presso Agropoli e si diresse verso Eboli. Un piccolo reparto di soldati corsi, aiutato da volontari della guardia nazionale, andò incontro agli sbarcati, che iniziato il combattimento, furono sconfitti. I prigionieri condotti nelle carceri di Capaccio, vi furono fucilati”.

Altre due testimonianze storiche sulla presenza di “Torre Elicina” ci giungono da due episodi avvenuti nel 1808.

– La prima testimonianza, la troviamo pubblicata sulla “Gazzetta di Genova”, 13 gennaio 1808, ed elogia la vittoria navale francese avvenuta il 4 gennaio nell’Alicina di Agropoli.                                                  Leggiamo l’articolo:
“Napoli 4 gennaio 1808, Battaglia Navale. Una divisione di 5 cannoniere, sotto gli ordini del Tenente di Vascello signor Pasquale di Cosa, destinata a scortare alcuni legni da trasporto nella Marina di Pizzo di Calabria, si è fatta molto onore salvandoli da un attacco di un grosso brigantino Inglese. Questo convoglio essendosi rifugiato pel tempo cattivo presso Licosa, fu scoperto da un brigantino nemico, il quale era seguito da un altro legno più grosso. Il Comandante temendo di qualche sorpresa nella notte, passò con tutto il convoglio nella Alicina di Agropoli, luogo più sicuro per i bassi fondi, e quivi fece le sue disposizioni. La mattina seguente il Brigantino Inglese si presentò e cominciò un fuoco vivissimo che durò un ora e mezza, le cannoniere risposero con molta bravura, e danneggiarono molto il nemico, che profittando del vento prese il largo e lasciò passare il convoglio pel suo destino”.

– La seconda testimonianza fu pubblicata martedì 26 maggio 1812, su “Il  Monitore delle due Sicilie” e sul“Giornale del Taro” edito a Parma. Anche questa ci narra di una battaglia navale, dove vi furono numerosi prigionieri siciliani.
“5 maggio, Salerno, Principato Citeriore.
Ieri un corsale nemico costretto dal vento o dal desiderio di prede, si avvicinò tanto alla costa di Agropoli, che si trovò sotto il cannone della batteria dell’Elcinella. Chiamato ad ubbidienza, innalzò bandiera napolitana, e rispose esser barca nazionale; i movimenti osservati al suo bordo, destarono però qualche sospetto d’inganno. Fu allora radunata la forza di vari posti ch’erano lungo la costa, e si corse ad attaccarlo. Il corsale tentò forzare di vele, ma invano: il fuoco de’ fucili dei nostri, che s’inoltrarono fino nell’acqua lo raggiunse e l’obbligò ad ammainare e rendersi prigioniero”.

Di questo avvenimento, c’è un interessante documento riguardante il processo intentato ad alcuni militari, complici della fuga di 18 prigionieri siciliani dalle carceri del Castello di Agropoli. (Articolo pubblicato su InfoCilento: “Camina, vieni con noi o ti chiavo queste sciabola in corpo. Una fuga rocambolesca dal Castello di Agropoli avvenuta il 18 maggio 1812”).

Con l’Unità d’Italia, il Re Vittorio Emanuele II, con Regio Decreto del 30 Dicembre 1866, sancì all’articolo 1: “Cessano dall’essere considerate come piazze e posti fortificati le opere, torri e luoghi designati nell’Elenco che fa seguito al presente Decreto, firmato d’ordine Nostro, dal Nostro Ministro della Guerra”. Nell’elenco pubblicato dalla “Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia” e dal “Giornale Militare” troviamo le seguenti torri, numerate, compreso anche il Castello:

– 103, Torre di San Marco

-104, Torre Elicina

-105, Torre Tauriello o Fortino

-106, Castello di Agropoli

-107, Torre San Francesco

-108, Torre Tresino

La prova decisiva dell’esistenza della Torre Elicina e della sua ubicazione, ci viene fornita dall’atto di compravendita che ho scovato nell’Archivio di Stato di Salerno (Fascicolo 1916-1930), dove il Comune di Agropoli cede allo Stato la Torre e i terreni circostanti: “(…) vendita dei suoli dell’ex Torre Elicina e del fondo delle <Bombe> per l’impianto di un Faro”.
Il Faro di Agropoli fu inaugurato nel 1929, ma già nel 1926 su “Elenco dei fari, segnalamenti marittimi e dei semafori esistenti sulle coste della Corsica, d’Italia e dell’arcipelago maltese” della Regia Marina Italiana, troviamo la presenza di un faro: “Agropoli ancoraggio. – Fanale senza personale – Sopra una punta esistente a NW (Nord-Ovest) di Agropoli Alto”. Quindi, è probabile che la Torre Elicina fosse già utilizzata come faro, dopo la sua dismissione del 1866. Attualmente il faro è privo di guardiano ed è ad accensione automatica. L’ex casa del guardiano fu acquistata all’asta da un privato nel 2000. Il Comune di Agropoli aprì un lungo e oneroso contenzioso, che si concluse nel 2009 a favore del privato.
Con questa mia ulteriore ricerca, spero di aver dato un altro contributo al recupero e alla valorizzazione della memoria storica di Agropoli.

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