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AttualitàVallo di Diano

Trivellazioni nel Vallo di Diano: proposta di modifica di legge al Ministro Costa

L'iniziativa dell'attivista del M5S Giuseppe Di Giuseppe

“Nell’ultimo ventennio il Vallo di Diano, un territorio a confine tra Campania e Basilicata, abbondantemente antropizzato con una vocazione agricola ed una importante valenza ambientale, turistica e culturale, ricco di risorse idriche e di siti di eccezionale importanza storico-artistica, alcuni dei quali dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco, come la Certosa di Padula, è stato più volte preso di mira dalle multinazionali del petrolio destando non poche preoccupazioni da parte della popolazione”. Inizia così una lettera inviata al Ministro Sergio Costa da parte di Giuseppe Di Giuseppe, attivista del Movimento 5 Stelle. Una lunga missiva nella quale si ricostruisce la vicenda relativa alle trivellazioni nell’area del Monte Cavallo localizzata nel territorio delle regioni Basilicata e Campania, all’interno delle province di Potenza e Salerno tra i comuni di Brienza, Marsico Nuovo, Paterno, Tramutola, Atena Lucana, Montesano sulla Marcellana, Padula, Polla, Sala Consilina, Sant’Arsenio, Sassano e Teggiano.

“In questo contesto il Meetup Amici di Beppe Grillo Attivisti Sala Consilina non ha mancato di far sentire il proprio appoggio alla tutela del territorio, essendo tra i promotori già nel 2014 di una petizione popolare, nella quale tra i primi firmatari risultano l’attuale Sottosegretario allo Sviluppo Economico Sen. Andrea Cioffi, il Sottosegretario alla Difesa On. Angelo Tofalo e il Sen. Franco Ortolani, inviata a mezzo PEC il 14.11.2014 all’allora Governatore della Campania On. Stefano Caldoro, in cui si chiedeva di sollevare ricorso per incostituzionalità dell’art.38 del D.L. 133/2014 (Sblocca Italia) convertito in Legge n.164 del 11 novembre 2014. Una seconda petizione popolare trasmessa a mezzo PEC il 3 marzo 2017 al Presidente del Consiglio Regionale della Regione Campania dott.ssa D’Amelio Rosa, al Dirigente della D.G. per l’Ambiente e l’Ecosistema, dott. Palmieri Michele e al Presidente e ai consiglieri della Settima Commissione Permanente: “Ambiente, Energia, Protezione Civile” dott. Oliviero Gennaro, affinché il Consiglio Regionale della Campania esprimesse parere negativo all’istanza presentata da Shell Italia E&P SPA al Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare – scrive l’attivista 5 Stelle – A marzo 2017 la Regione Campania al fine di salvaguardare i territori dal pericolo delle trivellazioni inserisce una norma nella legge regionale n.10 del 31.03.2017 “Misure per l’efficientamento dell’azione amministrativa e l’attuazione degli obiettivi fissati dal DEFR 2017 – Collegato alla stabilità regionale per il 2017” e precisamente il comma 30 all’articolo 1 che recita: “La Regione Campania, al fine di conservare e tutelare le acque superficiali e sotterranee esistenti sul territorio regionale destinate al consumo umano, vieta, dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, la prospezione, la ricerca, l’estrazione e lo stoccaggio di idrocarburi liquidi e gassosi nonché la realizzazione delle relative infrastrutture tecnologiche nelle aree di affioramento di rocce carbonatiche, così come perimetrate ed evidenziate nella cartografia idrogeologica del Piano di Gestione delle Acque del Distretto Idrografico dell’Appennino Meridionale”, ma nel giugno 2017 su proposta del Ministro per gli Affari Regionali Enrico Costa il Consiglio dei Ministri delibera di impugnare la norma in quanto sembrano violati i principi costituzionali della potestà legislativa concorrente tra Stato e Regione. Con Delibera G.R. n°389 del 27/06/2017 la Regione Campania si costituisce in giudizio contro il Consiglio dei ministri.

Una questione, quella della salvaguardia dei territori dal pericolo delle trivellazioni, che si poteva superare se la Regione Campania avesse proceduto all’approvazione del Piano di Tutela delle Acque ai sensi del Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n.152 “Norme in materia ambientale” entro il termine ultimo del 31.12.2016, inserendo un’apposita norma. Infatti, detto strumento è indispensabile per individuare i corpi idrici sotterranei e le loro aree di ricarica di cui il territorio del Vallo di Diano è abbondantemente ricco”.

In attesa che in Regione Campania venga approvato ed adottato il Piano di Tutela delle Acque 2018 e al fine di tutelare anche le idrostrutture ricadenti nel territorio del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni da eventuali istanze da parte delle multinazionali del petrolio, viene rivolto un appello al Ministro di “modificare il Decreto del Presidente della Repubblica del 5 giugno 1995 e D.M. 21 dicembre 2011 con i quali si istituisce l’Ente parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni relativamente agli art.2 “Tutela e promozione” inserendo il seguente punto:
• “la conservazione e la tutela delle acque superficiali e sotterranee esistenti sul territorio destinate al consumo umano nelle aree ove sono presenti idrostrutture appartenenti ai Sistemi Carbonatici (Tipo A) così come perimetrate ed evidenziate nella cartografia idrogeologica del Piano di Gestione delle Acque del Distretto Idrografico dell’Appennino Meridionale”,
e all’art.3 “Divieti generali” inserendo il seguente punto:
• “la prospezione, la ricerca, l’estrazione e lo stoccaggio di idrocarburi liquidi e gassosi nonché la realizzazione delle relative infrastrutture tecnologiche nelle aree ove sono presenti idrostrutture appartenenti ai Sistemi Carbonatici (Tipo A), così come perimetrate ed evidenziate nella cartografia idrogeologica del Piano di Gestione delle Acque del Distretto Idrografico dell’Appennino Meridionale”: Inoltre si propone di “sollecitare l’Ente parco Cilento, Vallo di Diano e Alburni al fine di provvedere alla modifica del Piano del Parco approvato dal Consiglio Regionale della Campania il 24 dicembre 2009, relativamente all’art.9 “Difesa del suolo e gestione delle acque” del Titolo III – VINCOLI E DESTINAZIONI SPECIFICHE affinché venga vietata ogni tipo di attività di prospezione, ricerca, estrazione e stoccaggio di idrocarburi liquidi e gassosi nonché la realizzazione delle relative infrastrutture tecnologiche nelle aree ove sono presenti idrostrutture appartenenti ai Sistemi Carbonatici (Tipo A), così come perimetrate ed evidenziate nella cartografia idrogeologica del Piano di Gestione delle Acque del Distretto Idrografico dell’Appennino Meridionale” e ancora di “modificare l’art.11 comma 3 della Legge 6 dicembre 1991 n.394 “Legge quadro sulle aree protette”, peraltro il cui testo modificato è già stato approvato alla Camera dei Deputati e bloccato al Senato, inserendo il seguente punto:
• “la prospezione, la ricerca, l’estrazione e lo stoccaggio di idrocarburi liquidi e gassosi nonché la realizzazione delle relative infrastrutture tecnologiche nelle aree ove sono presenti idrostrutture appartenenti ai Sistemi Carbonatici (Tipo A)”.

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