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I mille volti di Massimo Ranieri in “Teatro del porto”

I mille volti di Massimo Ranieri in “Teatro del porto”

Ieri sera al Teatro Eduardo De Filippo in scena “Teatro del porto” di Massimo Ranieri. Grande successo di pubblico. Stasera si replica!

Ieri sera in scena Teatro Eduardo De Filippo di Agropoli. Grande successo di pubblico. Stasera si replica

“Teatro del porto”, il luogo in cui Raffaele Viviani portava in scena i suoi personaggi, è lo spazio in cui tutto è possibile. Massimo Ranieri entra in scena ballando un tango, accompagnato da un gruppo di attori che si interroga sul significato del ballo. È presto detto, all’indomani dell’ultimo spettacolo si parte per Buonos Aires alla ricerca di una nuova vita. “Teatro del porto”, andato in scena ieri al Teatro Eduardo De Filippo di Agropoli e in replica questa sera, è una storia d’amore vissuta sotto diversi punti di vista.

C’è l’amore per Napoli, la città da cui gli attori sono costretti ad andare via per cercare fortuna altrove, una città che lasciano con la morte nel cuore e a cui dedicano l’ultimo spettacolo prima di salpare verso l’altro continente. “Voi non siete emigranti” ,ricorda Massimo Ranieri, nei panni di direttore di scena, ai suoi attori, “voi siete ambasciatori”. Ambasciatori di una Napoli rappresentata grazie ai testi, alle parole e alle musiche del grande drammaturgo, compositore, attore e poeta Raffaele Viviani che Massmo Ranieri e Maurizio Scaparro hanno voluto omaggiare con questo spettacolo.

C’è poi l’amore per il teatro costruito intorno ai personaggi. La scenografia semplice ed essenziale, riporta lo spettatore a un’atmosfera anni ‘20, in cui , sotto un riquadro di luci, gli attori entrano ed escono di scena come se fosse un varietà. E, in effetti, i personaggi sembrano quasi uscire dal pubblico. Grazie alla presenza dell’orchestra, gli attori cantano, recitano, ballano come se la vita fosse lì sul palcoscenico. Eppure loro sono tra “gli ultimi”, magistralmente interpretati da Massimo Ranieri che , grazie ai costumi di Lorenzo Cutuli, veste i panni del guappo, del carcerato, del mendicante, dell’innamorato ardito, del tradito, del “cornuto e mazziato”, dell’ imbroglione, del malavitoso e del sognatore donando loro la dignità e il valore che la società non sempre riconosce.

L’amore delle donne è quello più intenso e complicato, un amore diverso dal consueto, spogliato dall’ingenuità e vissuto come risposta alla realtà. “In Teatro del porto” l’universo femminile è studiato sotto ogni sfaccettatura :Angela De Matteo, Gaia Bassi e Francesca Cardiello si alternano in scena nei panni di lavandaie, venditrici ambulanti, fruttarole, “capere”,prostitute, donne molto amate, donne tradite, donne vittime consapevoli del proprio amore. Nel lungimirante teatro di Raffaele Viviani la donna non è più spettatrice del proprio destino ma protagonista della propria esistenza.

Infine c’è l’amore per l’arte in tutte le sue forme. La presenza dell’orchestra garantisce uno spettacolo completo, musica e parole si mescolano. Più volte dal palco gli attori interagiscono con i musicisti violando lo spazio scenico per rendere ancor più vivo e reale lo spettacolo teatrale. Massimo Ranieri, con la sua voce straordinaria e le rinomate doti da ballerino, riesce ad intrattenere il pubblico per più di due ore, facendo rivivere l’atmosfera struggente e malinconica della Napoli del Primo Novecento. Una menzione speciale va alla versatilità di Ernesto Lama, che tra un” truffaldino” e un corteggiatore non ricambiato, regala al pubblico una delle migliori interpretazioni del “Fifì Rino” riempiendo la scena con il linguaggio e la gestualità tipica del personaggio di cui Ernesto Lama diventa la più riuscita incarnazione sul palcoscenico. Grazie a un cast ben assortito, formato anche da Mario Zinno, Ivano Schiavi, Roberto Bani e l’ agripolese Antonio Speranza, lo spettacolo mette in scena problematiche ancora attuali come la ricerca del lavoro, l’incertezza nel mettere su famiglia, i dolori dell’ amore non ricambiato, la voglia di ricominciare e soprattutto la speranza, un giorno, di poter tornare al “Teatro del porto” da cui tutti, prima o poi, siamo costretti a partire.

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