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Cronaca

Sequestro di gasolio nel Vallo di Diano, società replica: nessuna responsabilità

Sequestro di gasolio nel Vallo di Diano, società replica: nessuna responsabilità

La finanza nel dicembre scorso pose sotto sequestro 45mila litri di gasolio

TEGGIANO. Lo scorso dicembre la Guardia di Finanza di Sala Consilina ha sottoposto a sequestro un’autocisterna, un impianto stradale di distribuzione carburanti, 45.000 litri di gasolio ritenuto adulterato di provenienza illecita e ha denunciato 4 responsabili per contrabbando.
I finanzieri della Tenenza valdianese effettuarono in quella circostanza dapprima un controllo su strada ad un’autocisterna carica di 30.000 litri di prodotti energetici e priva dei previsti documenti di trasporto; poi un controllo ad un impianto stradale di distribuzione carburanti (una delle cosiddette “pompe bianche”), ubicato in Teggiano, ma riconducibile ad una società con sede legale in Napoli. Quest’ultima ora si difende precisando di non avere responsabilità nella vicenda.

“In realtà la vicenda ha riguardato il sequestro di un impianto di distribuzione di carburante nel territorio di Teggiano gestito da una società che solo dal 2015 ha affittato l’azienda dai concessionari del decreto autorizzativo”, spiega l’avvocato Michele Rullo, legale della società. Dal principio le indagini si erano rivolte verso la presunta manomissione delle colonnine dello stesso distributore per occultare la effettiva erogazione del prodotto; a seguito di apposita consulenza tecnica, disposta dal PM titolare, è stata assolutamente esclusa la paventata manomissione dei contalitri; tuttavia , da un prelevamento di campioni effettuato circa 4 mesi dopo il sequestro, è emerso che il prodotto giacente nei serbatoi, circa 15.000 litri, non soddisfacesse uno dei parametri previsti dalla UNI EN 590, 2014 con uno sforamento di circa 10 gradi centigradi nella curva di distillazione; da ciò la Procura della Repubblica di Lagonegro ha desunto una probabile operazione di miscelazione abusiva del prodotto che pur sempre è da qualificare come gasolio. “D’altra parte questa difesa, con il supporto dei propri consulenti – spiega l’avvocato Rullo – sta predisponendo una corposa consulenza che mette in dubbio i risultati delle analisi perché effettuate su campioni non correttamente prelevati ma soprattutto prelevati dopo che l’impianto è rimasto chiuso per oltre 4 mesi; inoltre dalla consulenza è emerso che l’adulterazione, se verificata, potrebbe aver avuto origine da una contaminazione accidentale del prodotto nelle varie fasi di stoccaggio e trasporto, ed in tal senso il sottoscritto ha avviato delle indagini per verificare le eventuali responsabilità”.

In ogni caso dalla consulenza emergerebbe che la percentuale di eventuale adulterazione non supererebbe il 2% del prodotto che significherebbe circa 380 litri su 19.000; “il chè – evidenzia l’avvocato della società – renderebbe poco credibile l’intento fraudolento da parte dei gestori. Pertanto l’attuale società gestrice dell’impianto sequestrato “nulla ha a che vedere con il sequestro di cisterne di gasolio prive di documenti, come provato anche dall’avviso di conclusione delle indagini”.

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