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Al via la mostra fotografica ‘Facciamo pistole che sparino caramelle’

Fotografie di Veronica Croccia, originaria del Cilento

A Caselle in Pittari una mostra che è stata presentata nel luglio 2015 in provincia di Pisa e che ha girato prima la Toscana, poi buona parte del nord Italia, fino alla Lombardia e al Veneto.
“Facciamo Pistole che Sparino Caramelle” e la sua autrice, la fotografa toscana originaria di Caselle, Veronica Croccia, saranno ospiti del Comune di Caselle in Pittari dall’11 al 15 agosto.
L’inaugurazione ufficiale è Giovedì 11 agosto alle ore 21.30, alla presenza delle autorità locali che saluteranno la fotografa e apriranno ufficialmente la mostra. La mostra sarà aperta al pubblico dall’11 al 15 agosto 2016, nei locali della scuola elementare, in Viale Roma, Caselle in Pittari.
Orario: tutti i giorni dalle 21.30 alle 23.30, ingresso gratuito.
Trenta scatti, trenta volti di bambini e bambine pieni di fierezza, di forza e di voglia di vivere, nonostante le condizioni, nonostante la sporcizia, nonostante le difficoltà, nonostante la guerra.
Un viaggio all’interno degli accampamenti informali vicini al confine con la Siria (insediamenti simili a delle baraccopoli) e nel campo profughi di Za’atari in Giordania dove sopravvivono gran parte dei rifugiati siriani, tra cui moltissimi bambini che Veronica è riuscita a incidere nelle immagini e nel proprio cuore, anche grazie alla collaborazione con alcune organizzazioni non governative che operano nel settore (tra queste Intersos un’associazione legata all’Unicef). Bambini che hanno la stessa luce negli occhi di tutti i loro coetanei occidentali, lo stesso diritto a sorridere e la stessa voglia e bisogno di sognare.
Veronica Croccia è una giovane reporter impegnata anche nel sociale che ha collaborato, tra gli altri, con UNHCR. Nel maggio 2015 ha deciso di partire per la Giordania e recarsi al confine con la Siria, per documentare le condizioni dei profughi nei campi di accoglienza e non solo. Nel campo profughi di Za’atari ha incontrato un artista siriano che nella sua baracca teneva esposta un’opera estremamente particolare: una specie di fucile di legno che recava la frase “Let us make guns shoot candies” (“Facciamo pistole che sparino caramelle”). Da qui l’idea di un titolo che rappresentasse la voglia di raccontare i volti e le emozioni di quelle che sono le vittime più innocenti di un conflitto assurdo, quello siriano, che va avanti ormai da più di cinque anni: i bambini.
“Se le parole potessero anche solo minimamente racchiudere tutto quello che ho provato visitando queste realtà allora le userei. Ma per spiegare quello che si sente in situazioni come queste ogni aggettivo è superfluo, ogni tentativo di spiegare inutile, minimizzante. L’unica cosa che posso fare è mostrare a voi quello che la mia macchina fotografica ha catturato durante quei giorni, immagini filtrate attraverso i miei occhi e il mio cuore. Un qualcosa di forte si è acceso in me in quei luoghi, qualcosa di reale, puro, innocente, frammisto a profonda commozione e rispetto per chi, pur avendo perduto tutto, ha ancora la forza per ridere e il coraggio di sperare”. Queste le parole con le quali la fotografa Croccia racconta la sua mostra.

Veronica Croccia
Classe 1984, laureanda in Medicina e Chirurgia e fotografa sensibile ai temi sociali. E’ co-direttrice della scuola di fotografia “Fotografando” a Montopoli in Val d’Arno in provincia di Pisa. Studia con importanti maestri e professionisti che la portano ad approfondire diversi linguaggi, fino a condurla al suo amore più grande: la fotografia di reportage sociale. Ha collaborato con alcune ONG tra cui UNHCR e Intersos, le sue foto sono state pubblicate su importanti testate giornalistiche (Rolling Stone Italia, Il Dubbio, La Nazione, Musicastrada, etc.) e trasmesse dall’emittente televisiva Rai Uno.
Tra i suoi ultimi progetti fotografici “Come sabbia sotto al tappeto” sulla vita dei detenuti all’interno del Carcere Don Bosco di Pisa, “Negativi di Attore” tredici ritratti di artisti sul tema delle molteplici personalità dove l’arte del teatro e della fotografia si fondono insieme, “Let us make guns shoot candies” Syrian Refugee Children in Jordan («Facciamo pistole che sparino caramelle», I bambini rifugiati siriani in Giordania).

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