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“Morte 4 persone in un incidente ad Agropoli”, ma la tragedia è solo sui social

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Tam tam sui social network. Quattro morti ad Agropoli, ma…

“Morte 4 persone in un incidente ad Agropoli”, ma la tragedia è solo sui social

Tam tam sui social network. “Quattro morti ad Agropoli”, ma…nessuno si preoccupa della realtà

“Pauroso incidente stradale ad Agropoli, ci sono quattro morti”. Improvvisamente la notizia fa il tam tam sui social network. Su Facebook sono decine le condivisioni, addirittura i “Mi Piace”, i commenti. C’è chi si scandalizza, chi grida alla tragedia. C’è anche chi strumentalizza la morte a suo piacimento per avvalorare le proprie tesi: “Ve l’avevo detto io che l’autovelox lì era necessario”, o per criticare i mai individuati artefici della chiusura dell’ospedale di Agropoli: “Se fosse stato aperto si sarebbero salvati”.

E mentre la notizia circola, corre sui social, si espande a macchia d’olio, c’è chi alza il telefono e contatta le testate d’informazione: “C’è stato un incidete ad Agropoli, ci sono quattro morti!”. Il giornalista sobbalza dalla sedia, prova a chiamare ospedali, medici, infermieri e personale del 118. “Incidente? Non ne sappiamo niente”, è la risposta che danno tutti. Ecco allora che preso dalla curiosità il giornalista accede a Facebook e scopre un articolo del Tgcom: “Quattro morti ad Agropoli”. Ma bastava non fermarsi al titolo, leggere interamente il testo, per scoprire che l’incidente a cui si faceva riferimento era avvenuto nel 2014, nel mese di febbraio. Nell’occasione morirono Emma D’ Auria, 29 anni, Annunziata Sorrentino, 50, Vito Chechile, 53, Gianfranco De Santis 44.

Chissà come è balzato nuovamente alle cronache. Probabilmente è bastato che qualcuno lo condividesse che tutti iniziassero a fare altrettanto. A giudicare dal numero delle condivisioni in pochi, pochissimi, si sono preoccupati di leggere realmente l’articolo. Tanto sarebbe bastato per capire che la notizia non era recente. Soprattutto agli agropolesi considerato che la tragedia del febbraio 2014 non passò inosservata. Eppure Emma, Annunziata, Vito e Gianfranco sono stati fatti morire per la seconda volta.

Benvenuti nel secolo di internet, dei social, della disinformazione.

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