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Velia, Codacons: “Il mistero della galleria dimenticata. Un ascensore sul promontorio antico divide la comunità scientifica e civile”

"Velia non ha bisogno di un ascensore. Ha bisogno di luce, di conoscenza e di un progetto culturale ampio, condiviso, sostenibile. Non un altro cantiere oscuro tra le rovine della memoria"

Di: Comunicato Stampa
Pubblicato il: 23/06/2025
Aggiornato il: 23/06/2025
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Bartolomeo Lanzara

“C’è un luogo, nel cuore del Cilento, dove l’antico e il moderno si sfiorano come in una pagina di Calvino. È Velia, città di filosofi e medici, un tempo sede della scuola eleatica. Un luogo sacro del pensiero occidentale. Ma oggi, attorno a un’opera pubblica dai contorni poco chiari, si staglia un’altra scuola: quella dell’oblio“. A dichiararlo è il Codacons Cilento.

La nota stampa

Nel sito archeologico, immerso nel Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni – patrimonio UNESCO – si sta pianificando la realizzazione di un ascensore che, attraverso una ex galleria ferroviaria dismessa da ristrutturare, dovrebbe collegare l’ingresso al promontorio dell’Acropoli. Il costo previsto dell’opera è di circa 7 milioni e 660 mila euro.

Un intervento invasivo, almeno potenzialmente. Ma non è questo il punto. O meglio: non è solo questo. Quella stessa galleria, infatti, era già stata oggetto nel 2005 di un precedente finanziamento pubblico di circa due milioni di euro, finalizzato alla sua “ristrutturazione come deposito temporale dei reperti trovati nel sito archeologico”. Una cifra importante, stanziata con finalità analoghe, ma di cui non si conoscono né la rendicontazione del precedente intervento, né la reale necessità del nuovo investimento. Per cui è lecito domandarsi: Perché si torna a investire milioni di euro su una galleria già finanziata? che fine hanno fatto quei fondi e cosa si è fatto realmente con essi?

Il commento del presidente, Bartolomeo Lanzara

«Ci siamo rivolti agli enti competenti – dichiara l’Avv. Bartolomeo Lanzara, resp. Codacons -, Direzione del Parco Archeologico Paestum–Velia, Soprintendenza ABAP – per chiedere accesso agli atti, documentazione contabile, cronoprogrammi, rendicontazioni. Abbiamo chiesto di sapere dove sono finite le apparecchiature acquistate nel 2005, e quali misure di sicurezza siano state adottate in questi vent’anni per conservarle. Ma oltre alla nebulosa amministrativa, ciò che colpisce è il totale silenzio istituzionale. Un’opera da milioni di euro, nel cuore di un sito archeologico tutelato, viene avviata senza dibattito pubblico, senza consultazione, senza informazione ai cittadini. Non una conferenza, non un dossier, non un comunicato ufficiale. Nemmeno un confronto con studiosi, archeologi, urbanisti, cittadini». Nel 2021, cinquanta senatori hanno firmato una mozione per fare chiarezza sul progetto. Anche questo documento sembra essersi perso nel vento.

Perché tanto riserbo? A chi giova tutto questo? Quali sono i veri obiettivi dell’opera? Perché non si investono quei fondi – già straordinari – in opere visibili, condivise, realmente accessibili? La risposta non è scontata. Ma una cosa è certa: Velia non può diventare il simbolo di una spesa pubblica che dimentica la memoria. Il nostro patrimonio culturale non è un pretesto per appalti, ma un fondamento identitario. E i cittadini hanno diritto di sapere come vengono spesi i fondi pubblici, specie in territori – come il Cilento – dove ogni euro può cambiare la traiettoria dello sviluppo.

Se la buona politica tace, sarà la coscienza civile a farsi sentire. Perché Velia è di tutti, e ogni sua pietra anche quella nascosta nel buio di una galleria merita trasparenza, rispetto e verità.

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