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Cilento

Torchiara, truffa su fondi UE: inammissibile il ricorso della Procura contro il presunto promotore

La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della Procura di Salerno su un professionista ed ex politico di Torchiara. Confermate le misure cautelari

Di: Redazione Infocilento
Pubblicato il: 21/03/2026
Aggiornato il: 21/03/2026
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Corte di Cassazione

Era il maggio dello scorso anno quando una vasta e complessa operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli portò all’applicazione di un decreto di sequestro preventivo disposto dal GIP di Salerno, per un valore complessivo di quasi 1,4 milioni di euro nei confronti di 14 persone, su 41 indagati.

Le accuse formulate dalla Procura

Le accuse erano, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe aggravate ai danni dell’Unione Europea; delitti contro la pubblica amministrazione e falso. Secondo l’attività investigativa, con l’ausilio di pubblici ufficiali in servizio presso la Regione e liberi professionisti, un’organizzazione avrebbe percepito fondi destinati al settore agricolo e allo sviluppo di aree rurali attraverso la presentazione di richieste di finanziamento basate su richieste non veritiere.

Le indagini avrebbero fatto emergere, attraverso diverse intercettazioni, la pretesa da parte dei pubblici ufficiali coinvolti di una vera e propria “tariffa fissa del 10% dei contributi fatti percepire ai privati”.

Il ruolo del presunto promotore dell’organizzazione

Tra i soggetti indagati anche un professionista e politico di Torchiara. Per lui la Cassazione ha dichiarato ora inammissibile il ricorso presentato dalla Procura di Salerno sull’applicazione delle misure cautelari. Per lui erano già previste la sospensione dai pubblici uffici e l’esercizio dell’attività professionale di commercialista “in relazione alla partecipazione ad un’associazione per delinquere con il ruolo di promotore ed organizzatore, nonché per vari episodi di corruzione per l’esercizio della funzione, di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche e di falsi ideologici”.

Il ricorso della Procura

Nonostante il quadro delineato dall’attività investigativa, il Tribunale di Salerno aveva inizialmente escluso la gravità indiziaria per alcuni specifici episodi di corruzione, ritenendo che non vi fossero elementi sufficienti a provare la promessa di una remunerazione.

Una tesi contestata con forza dalla Procura, secondo cui sarebbe stato “del tutto irrazionale ipotizzare che essi abbiano agito per agevolare i singoli privati richiedenti i finanziamenti, senza pretendere dagli stessi un compenso”.

Il ricorso della Procura di Salerno verteva principalmente su due punti: la sussistenza degli indizi di colpevolezza e la prescrizione di alcuni reati. Secondo i magistrati salernitani, il termine di prescrizione non sarebbe dovuto decorrere dal momento dell’accordo illecito (luglio 2018), ma dal momento dell’effettivo pagamento del prezzo della corruzione, che sarebbe avvenuto nel 2020 a seguito dell’erogazione dei fondi.

Tuttavia, la Cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile per difetto di interesse. I giudici di legittimità hanno sottolineato che, essendo già state applicate misure cautelari efficaci (le sospensioni professionali e dai pubblici uffici), il riconoscimento della gravità indiziaria per ulteriori capi d’accusa non avrebbe modificato concretamente la situazione cautelare dell’indagato.

Il verdetto della Sesta Sezione, presieduta da Giorgio Fidelbo e con Martino Rosati come relatore, ha seguito la linea indicata anche dal Sostituto Procuratore generale Raffaele Piccirillo. La Corte ha ribadito un principio consolidato: l’impugnazione del Pubblico Ministero è inammissibile se si duole esclusivamente dell’insussistenza di gravi indizi per alcuni reati, qualora l’ordinanza abbia comunque confermato la gravità indiziaria per altri delitti, mantenendo o applicando la misura cautelare richiesta.

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