Il suono della tófa ha squarciato il silenzio di San Mauro Cilento nella giornata di domenica 15 febbraio, annunciando alla comunità l’inizio di uno dei riti più suggestivi e arcaici del territorio: ‘A Maschkarata. Questo antico carnevale rurale, profondamente intriso di richiami alla commedia dell’arte e al teatro popolare, ha trasformato ancora una volta le vie del borgo in un palcoscenico a cielo aperto.
Un intreccio di maschere e simboli
La sfilata non è una semplice parata, ma una rappresentazione corale che segue un canovaccio immutabile dettato dalla tradizione. Al centro della scena troviamo Pulcinella, figura gelosa e protettiva, che accompagna le sue figlie, le Zite. A vegliare su di loro, in un ballo vorticoso dai sensi di marcia opposti, il Volante e il Turco hanno il compito di respingere i tentativi di rapimento messi in atto dal Prete, scatenando parapiglia che coinvolgono e divertono il pubblico.
Particolarmente suggestiva è apparsa la figura della Doppia Persona, un attore che porta sulla schiena un manichino dalle sembianze umane, creando un effetto ottico di straniamento tipico delle mascherate arcaiche. Non sono mancati i doppi sensi del Cardalàna, il lavoratore del lino, che interagisce con i presenti utilizzando gli attrezzi del proprio mestiere.
Il gioco del cacciatore e il destino dell’anima
Uno dei momenti più coinvolgenti per gli spettatori è l’intervento dei Cacciatori. Il gioco è semplice quanto spietato: una mano battuta sulla spalla decide il destino del malcapitato. Chi cede alla curiosità e si volta viene irrorato di crusca, dando il via a una farsa clinica e legale. Medico, Barbiere e Notaio intervengono per constatare il “decesso” del malcapitato, mentre il Diavolo e il Prete si contendono l’anima del defunto sotto lo sguardo imperturbabile della Morte e della sua falce.
Dietro le quinte: la Mostra Viva
Il successo della manifestazione è frutto di un lavoro corale. L’epilogo si ha con Cannuluvàro, il personaggio che personifica l’eccesso alimentare del carnevale che, già morto per aver consumato troppe polpette, viene trasportato su una scala da quattro maschere vestite di nero, per poi essere dato alle fiamme. Un rogo purificatore che segna, come da tradizione, il passaggio dal tempo del divertimento a quello della quaresima.