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Cronaca

Eboli, Bullismo su TikTok: studentessa disabile rifiuta la scuola. L’allarme del CNDDU

Una studentessa disabile, bullizzata sui social, non riesce a rientrare in classe. Tra indagini interne, crisi delle iscrizioni e l'intervento del CNDDU, il caso scuote il mondo della scuola

Di: Redazione Infocilento
Pubblicato il: 26/02/2026
Aggiornato il: 27/02/2026
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Bullismo

Il confine tra bullismo digitale e realtà fisica si è materializzato davanti al portone di una scuola di Eboli, dove una giovane studentessa con disabilità è scoppiata in lacrime, incapace di varcare la soglia dell’istituto. La minore, vittima di derisioni e offese su TikTok, non è riuscita a reggere il peso psicologico di incontrare nuovamente i propri aguzzini. Accompagnata dai genitori, la piccola alunna ha chiesto di tornare a casa, segnando una sconfitta per l’intero ecosistema educativo. L’ipotesi di un trasferimento in un altro istituto appare oggi come l’unica via d’uscita per sottrarla a un ambiente percepito come ostile.

Docenti investigatori e i limiti della disciplina

Mentre la vittima si isola, all’interno del corpo docente è scattata un’indagine interna per identificare i responsabili. Uno degli autori del video sarebbe già stato individuato: un alunno di seconda media. Tuttavia, l’azione della scuola si scontra con un terreno normativo complesso, essendo coinvolti dei minori, e con l’inefficacia di sanzioni che in passato si sono rivelate puramente formali.

Ad oggi, la massima misura adottata è stata la separazione fisica di alcuni bulli in aule diverse, un provvedimento che non ha prodotto alcun cambio di condotta. Resta l’incognita sulla punizione che verrà inflitta in questo caso, in un contesto dove il ruolo dei docenti sembra scivolare verso quello di “investigatori scolastici” per arginare fenomeni nati fuori dalle mura dell’istituto.

Il timore del calo demografico e la crisi delle iscrizioni

Sullo sfondo della vicenda emerge una preoccupazione meno etica e più gestionale: la tenuta numerica delle classi. In un’Italia segnata da una denatalità storica, i vertici scolastici temono che episodi di questo tipo o una gestione troppo rigida possano spingere le famiglie altrove, portando alla perdita di intere sezioni. Nemmeno il contributo delle famiglie straniere sembra più sufficiente a garantire i numeri del passato. Come rilevato da alcuni osservatori, il costo della vita sta contraendo la natalità anche tra le popolazioni immigrate, rendendo la formazione delle prime classi una sfida costante per i dirigenti.

Il dibattito tra le famiglie e il vuoto normativo sui social

Fuori dai cancelli, l’opinione pubblica dei genitori è profondamente spaccata. Da un lato chi invoca pugno di ferro, sospensioni e voti bassi in condotta; dall’altro chi minimizza, parlando di insulti come “elementi di maturazione”. Un genitore esasperato ha sottolineato l’inefficacia dei percorsi formativi: “I corsi sul bullismo li abbiamo fatti, ma non è cambiato proprio niente”.

Intanto sarebbe stato individuato il bullo. Da comprendere ora se ci saranno conseguenze per lui.

La denuncia del CNDDU: una questione di diritti umani

Sulla vicenda è intervenuto con fermezza il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), definendo l’abbandono della scuola da parte della vittima come il segnale di un fallimento sistemico. Secondo il Coordinamento, la dignità della persona non può soccombere alla violenza digitale.

“L’interruzione della frequenza scolastica rappresenta il segnale più evidente di un danno sistemico. Non è soltanto la conseguenza di un comportamento scorretto, ma l’esito di una catena di micro-legittimazioni, silenzi, ritardi e sottovalutazioni che trasformano la vulnerabilità in isolamento. In tale prospettiva, il bullismo digitale non può essere letto come episodio deviante ma come fenomeno che interroga l’architettura della responsabilità educativa contemporanea”.

Il CNDDU ha ribadito che la protezione della studentessa è un dovere istituzionale: “Difendere una studentessa vulnerabile dalla violenza digitale significa difendere la funzione pubblica della scuola, la coerenza dell’ordinamento e la qualità dello spazio democratico”.

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