Il tema dell’abbattimento delle barriere architettoniche e dell’accessibilità ferroviaria torna al centro del dibattito parlamentare. Una recente interrogazione ai Ministri delle Infrastrutture e per le Disabilità ha sollevato il velo sulla condizione di profondo isolamento che vivono i passeggeri a ridotta mobilità (PRM) in alcune aree strategiche della Campania, con particolare riferimento al territorio del Cilento.
Sotto la lente d’ingrandimento sono finite le stazioni di Pisciotta-Palinuro e Centola-Palinuro-Marina di Camerota, snodi importanti per il turismo ma, ad oggi, strutturalmente preclusi a chiunque abbia difficoltà motorie.
La denuncia degli attivisti e la risposta di RFI
La vicenda ha tratto origine dall’iniziativa di Christian Durso, attivista per i diritti dei disabili, che nell’ottobre 2025 ha notificato una diffida formale a Rete Ferroviaria Italiana (RFI). La replica della società, giunta due mesi dopo, ha confermato uno scenario critico: le stazioni citate non rientrano nel network di oltre 370 scali abilitati al servizio di assistenza gratuita PRM. Secondo quanto riferito da RFI, l’inserimento in tale circuito dipende da consultazioni con associazioni e Regioni, basate su parametri di frequentazione e rilevanza infrastrutturale, ma non rappresenta un obbligo giuridico per ogni singolo scalo.
Attualmente, l’unica soluzione prospettata ai viaggiatori con disabilità che intendono raggiungere le rinomate località cilentane è quella di servirsi delle stazioni “più vicine” dotate di assistenza, ovvero Vallo della Lucania-Castelnuovo o Sapri, scaricando di fatto sull’utente l’onere di coprire ulteriori distanze.
Il Piano Integrato Stazioni e l’esclusione del Cilento
Nonostante RFI sia impegnata in un massiccio piano di riqualificazione che coinvolge circa 620 stazioni italiane (il cosiddetto “Piano Integrato Stazioni”), gli scali di Pisciotta-Palinuro e Centola non risultano inclusi nel programma di interventi per l’abbattimento delle barriere. Una scelta che appare in contrasto con la natura strategica della linea Battipaglia-Reggio Calabria, lungo la quale si trovano queste infrastrutture.
Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani ha espresso forte preoccupazione per questa disparità, sottolineando come marciapiedi bassi e sottopassi dotati di sole scale rendano gli scali “strutturalmente inaccessibili”. Secondo il coordinamento: “I diritti, a partire da quelli alla mobilità e alla partecipazione sociale, non possono essere subordinati a criteri di ‘frequentazione’, né a valutazioni di convenienza infrastrutturale. Il rischio è trasformare l’accessibilità da diritto universale a servizio opzionale, disponibile solo dove i numeri lo giustificano”.
L’interrogazione parlamentare e le richieste al Governo
Il caso, esteso anche alla stazione di Capaccio Paestum dove le barriere architettoniche impediscono l’uso dei binari ai disabili, è approdato in Senato attraverso un atto ispettivo firmato da numerosi senatori, tra cui Mazzella e Guidolin. I firmatari interpellano il Governo per sapere se sia prevista una revisione del quadro normativo che renda obbligatorio il servizio di assistenza in tutte le stazioni del territorio nazionale.
La richiesta principale mira a un intervento immediato per inserire gli scali del Cilento nel piano di riqualificazione, ponendo fine a quella che viene definita una soluzione che “equivale a spostare il problema sulle spalle delle persone con disabilità, chiamate a colmare con ulteriori spostamenti ciò che dovrebbe essere garantito in partenza”. Resta ora da attendere la risposta dei Ministeri competenti per capire se il diritto alla mobilità sarà finalmente garantito senza discriminazioni geografiche o numeriche.
