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Cronaca

Attacco USA al Venezuela: bombe su Caracas, apprensione per la comunità salernitana

Iniziata l'operazione militare statunitense "Southern Spear" in Venezuela. Esplosioni a Caracas e obiettivi strategici colpiti. Cresce l'ansia anche per gli emigrati salernitani

Di: Ernesto Rocco
Pubblicato il: 03/01/2026
Aggiornato il: 03/01/2026
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USA attacco Venezuela

Nelle prime ore di oggi, sabato 3 gennaio 2026, una serie di violente esplosioni ha scosso il cuore del Venezuela. Fonti internazionali confermano che le forze armate degli Stati Uniti hanno lanciato un’operazione militare su vasta scala, denominata “Southern Spear”, colpendo obiettivi strategici in diverse aree del Paese.

Cronaca dell’attacco e obiettivi colpiti

L’offensiva è iniziata intorno alle ore 2:00 locali (le 7:00 in Italia). Testimoni oculari a Caracas hanno riferito di aver udito almeno sette grandi detonazioni che hanno fatto tremare gli edifici in tutta la città. Tra i principali obiettivi colpiti figurano:

  • L’aeroporto militare di La Carlota, situato nel centro della capitale.
  • Fuerte Tiuna, la più importante base delle forze armate venezuelane.
  • Il porto di La Guaira e infrastrutture di comunicazione strategiche.

L’amministrazione statunitense ha giustificato l’azione come una risposta necessaria per contrastare le reti di narcotraffico e ristabilire la sicurezza regionale. In un messaggio diffuso sui social, il presidente Donald Trump ha dichiarato che l’operazione mira a neutralizzare i centri di potere del governo di Nicolás Maduro, sostenendo inoltre che il leader venezuelano sarebbe stato catturato, notizia che però non trova ancora conferme ufficiali da parte del governo.

Apprensione nel salernitano: migliaia di famiglie col fiato sospeso

La notizia dell’attacco è rimbalzata immediatamente in provincia di Salerno, scatenando un’ondata di ansia e preoccupazione. La comunità salernitana in Venezuela è storicamente una delle più numerose e radicate, con migliaia di corregionali concentrati soprattutto tra Caracas, Valencia e le zone costiere.

Da comuni come Sicignano degli Alburni, Moio della Civitella, Camerota e Vallo della Lucania, le telefonate e i messaggi verso il Sud America si sono susseguiti freneticamente per tutta la mattinata. Molti residenti nel Cilento e nel Vallo di Diano hanno parenti di seconda e terza generazione che vivono nei quartieri colpiti dai blackout e dai bombardamenti.

Testimonianze e reazioni dalla comunità italiana

“Abbiamo sentito i boati e la terra tremare, poi è andata via la luce,” racconta un ristoratore di origini cilentane residente nel quartiere Chacao di Caracas. “La paura più grande non è solo l’attacco in sé, ma il caos che potrebbe scatenarsi nelle prossime ore. Siamo chiusi in casa e aspettiamo notizie.”

La Farnesina ha già attivato l’unità di crisi per monitorare la sicurezza dei circa 160.000 italiani registrati nel Paese, molti dei quali sono cittadini italo-venezuelani con forti legami con il territorio campano. Le autorità consolari raccomandano la massima prudenza e di limitare gli spostamenti allo stretto necessario.

Prospettive di un conflitto incerto

Mentre il governo di Caracas chiama i cittadini alla mobilitazione nelle strade per “ripudiare l’aggressione imperialista”, la comunità internazionale osserva con estrema cautela. Il rischio di un’escalation prolungata mette a dura prova la resilienza di una popolazione già stremata da anni di crisi economica e sociale. Per i tanti salernitani che chiamano il Venezuela “casa”, queste sono le ore più buie di un conflitto che sembrava inevitabile ma che nessuno avrebbe mai voluto vivere.

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