Il 24 febbraio di 14 anni fa, il Cilento perdeva uno dei suoi figli più illustri: il medico e cantautore Aniello De Vita. “Io sono uno che fa il medico per vivere e suona, canta e scrive per non morire”, ripeteva spesso il dottor De Vita. A distanza di anni, la sua scomparsa non ha scalfito l’affetto e l’ammirazione che la comunità continua a nutrire per lui.
Il legame indissolubile con la terra
Aniello De Vita è stato un medico di professione e un cantore del Cilento per passione. Questa dualità ha rappresentato la perfetta sintesi della sua esistenza: una missione scientifica vissuta con rigore, affiancata da una produzione poetica e musicale necessaria per alimentare lo spirito. La musica non è mai stata un semplice hobby, ma una lente attraverso la quale osservare e raccontare l’identità di un popolo.
“So nato a lo Ciliento”: un inno diventato leggenda
Tra le tante composizioni dedicate alla sua terra, “So nato a lo Ciliento” rimane la più celebre. Il brano è diventato ufficialmente l’inno del territorio e, nel tempo, è stato spesso scambiato per un antico canto popolare di autore anonimo.
Lungi dal risentirsi per questa mancata attribuzione immediata, De Vita ne andava orgoglioso: per lui era la prova definitiva di aver toccato le corde giuste, creando qualcosa che la gente sentiva come proprio, come se fosse sempre esistito nel DNA cilentano.
Il mistero della data di nascita e l’astuzia del padre
Nato a Moio della Civitella, la sua venuta al mondo fu accompagnata da una vicenda singolare legata al contesto storico. Sebbene i documenti riportassero il 6 gennaio 1941, Aniello era nato in realtà l’8 dicembre 1940.
Suo padre, Enrico De Vita, decise di registrarlo all’anagrafe solo con l’inizio del nuovo anno. In piena epoca fascista, la nascita di un maschio era vista innanzitutto come la genesi di un futuro soldato; ritardare la registrazione significava, nelle speranze del padre, posticipare di un anno la partenza per il fronte. Un’astuzia che si rivelò fortunata: Aniello prestò servizio militare come ufficiale medico in tempo di pace.
Dalla vergogna al riscatto della musica popolare
La produzione artistica di De Vita ha segnato uno spartiacque nella musica popolare del Sud Italia. Il suo impegno nacque da un moto di orgoglio: dopo aver sentito un professore universitario citare i contadini cilentani come esempio di ignoranza, Aniello decise di trasformare quel senso di disagio in una bandiera di appartenenza.
Se inizialmente preferiva dichiararsi genericamente “del Sud” per una sorta di timidezza reverenziale, dopo quella folgorazione iniziò a rivendicare con forza le proprie radici. Ha inaugurato così una stagione di riscoperta culturale che ancora oggi ispira artisti e ricercatori, lasciando in eredità un patrimonio di versi che continuano a suonare tra le valli della sua amata terra.
