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Nicola Tamasco “Nicola u’ Turco”, eroe della Prima Guerra Mondiale ed acerrimo antifascista

La storia di Nicola Tamaco, un ferroviere agropolese, fervente antifascista

A cura di Ernesto Apicella
Pubblicato il 23 Ottobre 2021
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Nicola Tamasco nacque ad Agropoli l’8 febbraio 1876. Nel 1885 arrivò in paese la Ferrovia e nel 1890 fu costruito il ponte di ferro sul fiume Testene, che finalmente toglieva la nostra cittadina da un isolamento via terra secolare. A fine ottocento, Nicola Tamasco, dopo aver vestito la divisa della Regia Marina, ritornò ad Agropoli in cerca di nuove opportunità lavorative. Ben pensò di acquistare un calesse ed una cavalla, per trasportare i viaggiatori dalla Stazione Ferroviaria ad Agropoli centro e viceversa, non disdegnando i viaggi per Paestum e per qualche altro paese vicino. Dopo qualche anno, vinse l’appalto per la gestione dei serbatoi d’acqua che rifornivano le locomotive dei treni. Grazie all’acquisizione di alcuni pozzi artesiani, riuscì ad offrire un ottimo e qualificato servizio alle Regie Ferrovie. Uomo di grandi ideali e passioni, nel 1910, insieme ad altre personalità agropolesi, fondò un’Associazione denominata “La Lega del Carroccio”, il cui motto era “Libertas quæ sera tamen”. L’associazione pubblicava l’omonimo bisettimanale il cui Direttore era l’ingegnere Francesco Patella, mentre Nicola Tamasco ricopriva la carica di Gerente Responsabile, cioè colui che assumeva la responsabilità del giornale davanti alla legge.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale Nicola Tamasco, ex marinaio in concedo da parecchi anni e padre di sei figli, fu richiamato nella Milizia Territoriale, Corpo dell’Esercito costituito da veterani, con mansioni di scorta ai prigionieri di guerra. Ma quando nell’ultima fase della Prima Guerra Mondiale, l’Esercito Italiano iniziò a subire innumerevoli perdite di vite umane, fu chiamato a combattere in prima linea. Nel mese di aprile del 1918, partì per il fronte Austro-Ungarico, lasciando a casa la moglie Emilia Voso, incinta, la madre Annamaria Ruocco e sei figli, Raffaele, Antonio, Michele, Luigi, Anna ed Elena. Venuto meno il pilastro economico della famiglia, Emilia affrontò dei mesi molto difficili e tragici. Per racimolare qualcosa, iniziò a consegnare le lettere che i militari agropolesi impegnati al fronte spedivano alle proprie famiglie, ricevendo in cambio granoturco, ceci, ortaggi, frutta. Il 3 novembre 1918, Nicola Tamasco fu uno degli eroici militari italiani che, agli ordini del generale Carlo Petitti di Roreto, liberarono Trieste. Dopo poche ore fu firmato l’armistizio fra l’Italia e l’Austria-Ungheria. Il cessate il fuoco fu fissato per il giorno seguente, il 4 novembre. La guerra era finita e Nicola Tamasco ritornò a casa.

Giunto ad Agropoli trovò a letto, colpite dalla Spagnola, la moglie e la mamma. Reduce da battaglie ben più dure, si rimboccò le maniche ed iniziò a prendersi cura della famiglia, non tralasciando la ripresa della sua attività. La mamma in verità, chiese al figlio “un litro di vino rosso”, che l’indomani, miracolosamente, la fece guarire. Dopo qualche settimana, fortunatamente, guarì anche Emilia. L’influenza spagnola non incise sulla vita delle due donne, giacché Emilia visse fino a 85 anni, mentre la suocera Annamaria si spense a 93 anni. Il 15 Dicembre, per la gioia dei genitori e dei parenti, nacque sana e vivace Pierina. La famiglia, con il ritorno di Nicola e con il riprendersi dell’economia agropolese, stava vivendo un momento di agiatezza.

Ma con l’arrivo del Fascismo, per Nicola Tamasco si aprì un altro fronte. Lui di idee liberali, trascorreva il suo tempo libero nel Dopolavoro Ferroviario, che all’epoca era ubicato in piazza Roma, nei pressi del Caffè Nazionale. Questa frequentazione non era gradita ai fascisti agropolesi, che con i ferrovieri erano in continua guerra, anche fisica. Per cui “Nicola u’ Turco”, come veniva soprannominato Nicola Tamasco, era continuamente oggetto di pedinamenti e di minacce da parte dei fascisti. Fino a quando, per non piegarsi al volere fascista e per salvaguardare l’incolumità della propria famiglia, Nicola, oramai sessantenne, vendette la sua abitazione in via Granatelle e si ritirò, come novello Cincinnato, in campagna. Caduto il Fascismo, dopo lo Sbarco degli Americani avvenuto ad Agropoli l’8 settembre 1943, aderì al Partito d’Azione, affiancando il Sindaco Attilio Di Sergio nella ricostruzione politica e sociale della nostra cittadina. Nicola Tamasco morì nel 1955.

TAG:Agropoliagropoli notizieCilentoCilento Notizie
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