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Cilento

27 luglio: festa di San Pantaleone, medico e martire. Patrono della Città e della Diocesi di Vallo

La pandemia non affievolisce l’amore dei fedeli verso il santo

Concepita Sica
27/07/2020 4:27 PM
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San Pantaleone

Il giorno 27 luglio la città di Vallo della Lucania vive il momento più atteso dell’anno: la festa di san Pantaleone, patrono della Città e della Diocesi.

Migliaia di fedeli popolano le strade cittadine nel giorno della festa; in particolar modo nel pomeriggio vi è un tripudio di persone, giunte da ogni dove, per prendere parte alla processione che si snoda lungo le vie della città.

La storia del Santo

Il nome  di Pantaleone, o anche Pantaleo, derivante dal greco “Pantaleémon” che vuol dire “tutto leone”, “in tutto simile al leone”, fa riferimento ad episodi della sua vita relativi alla sua forza ed al suo coraggio nel martirio, e viene tradotto anche come “il tutto misericordioso”, per il generoso perdono offerto ai suoi torturatori durante il martirio.

San Pantaleone nacque, nel III secolo, visse e subì il martirio, il 27 luglio 305, nella città di Nicomedia, in Bitinia, nell’odierna Turchia.

Secondo quanto riportato negli scritti agiografici, in particolare nella “Passio”, era figlio del pagano Eustorgio, uomo molto ricco, e di Eubala che lo aveva educato alla fede cristiana, senza tuttavia battezzarlo. Dopo la morte della madre, Pantaleone si era allontanato dal cristianesimo e, sotto la guida del grande medico Eufrosino, aveva iniziato ad apprendere, con molta diligenza, la medicina, intraprendendo così una brillante carriera medica che lo portò ad entrare al servizio dell’imperatore Massimiano, o, secondo altre fonti, di Galerio.

Il suo ritorno alla fede cristiana fu merito di un sacerdote, Ermolao, che viveva nascosto a causa delle persecuzioni, il quale lo convinse progressivamente ad abbandonare l’arte di Asclepio e ad accostarsi al cristianesimo per poter guarire, nel nome di Cristo, da ogni male. Questo sacerdote gli insegnò che sono la fede in Cristo può guarire da ogni male e che nessuna malattia può dirsi curata nel corpo se non lo è anche nello spirito.

Il santo di Nicomedia, dopo aver visto risuscitare, alla sola invocazione di Cristo, un bambino morto in seguito al morso di una vipera, si fece battezzare. Convertitosi alla fede cristiana e fiducioso da subito nell’efficacia della preghiera, compì parecchi miracoli, tra cui la guarigione di un cieco, che aveva speso tutte le sue sostanze per curarsi presso altri medici. Quel prodigio celeste determinò nel contempo la guarigione e la conversione del malato e la conversione del padre di san Pantaleone.

Alla morte del genitore, il santo distribuì tutto il patrimonio ai servi ed ai poveri, e divenne il medico di tutti. E fu proprio l’esercizio gratuito della professione ad attirare la crescente invidia e l’aspro risentimento dei suoi colleghi, che si spinsero fino a denunciare il medico cristiano all’imperatore. Diocleziano prima tentò, con lusinghe e dolci rimproveri, di dissuadere il giovane dal preferire Cristo ad Asclepio, poi, organizzò un’ordalia (l’esecuzione di una prova di religione) tra i sacerdoti pagani ed il giovane cristiano, allo scopo di verificare le qualità taumaturgiche del ragazzo.

Intorno ad un paralitico inutilmente si affannavano i sacerdoti pagani ad invocare i nomi di Asclepio, Galeno ed Ippocrate; il santo di Nicomedia, all’invocazione del nome di Cristo, ottenne la guarigione dell’ammalato. Il miracolo suscitò la conversione di molti ma nel contempo provocò nell’imperatore una profonda ostinazione che si tradusse nella condanna del giovane medico al supplizio.

Secondo il racconto della “Passio”, san Pantaleone venne dapprima condannato al rogo, ma improvvisamente le fiamme si spensero; poi si provò ad immergerlo nel piombo fuso ma il metallo miracolosamente si raffreddò. Venne poi gettato in mare con una pietra legata al collo ma il masso prese a galleggiare con lo stupore di tutti. Così venne condannato “ad feras”, ossia ad essere sbranato dalle belve, ma queste anziché divorarlo presero a fargli le feste. Legato, poi, ad una ruota le corde si spezzarono e la ruota andò in frantumi. Si tentò allora di decapitarlo ma la spada si piegò più volte, causando la conversione degli aguzzini. Dopo aver chiesto a Dio il perdono dei suoi carnefici offrì il suo consenso e gli venne tagliata la testa. Secondo le fonti agiografiche, il tronco di ulivo a cui era legato il santo improvvisamente rinverdì e si caricò di frutti, mentre i fedeli presenti raccolsero il suo sangue e lo riposero in un’ampolla.

Il culto

Il culto di San Pantaleone è molto antico. Il santo viene venerato in moltissime comunità sia in oriente che in occidente.

In oriente è chiamato “il grande martire” ed è invocato come taumaturgo (sul famoso monte Athos, in Grecia, il monastero della comunità russa è intitolato a san Pantaleone) e fa parte del gruppo dei santi “anargiri” (“senza denaro”) che esercitarono la professione medica senza chiedere compenso.

In occidente, invece, rientra nel novero dei quattordici santi ausiliatori, invocati dai cristiani per particolari necessità (culto soppresso dopo la riforma del calendario liturgico del 1969), ed è implorato contro le infermità da consunzione.

Il culto del santo è diffuso in diverse città europee. Alcune reliquie si trovano in Francia, altre in Portogallo, ma è soprattutto in Italia che si incontra una maggiore presenza dei resti sacri e di una particolare venerazione.

Il sangue di San Pantaleone era conservato originariamente in un’unica grande ampolla, custodita nella chiesa di Ravello (Sa). In seguito i vescovi della città ne fecero dono, in piccole quantità, ad altre comunità e così vennero fuori delle ampolle più piccole custodite in diverse città italiane, tra cui Vallo della Lucania (che celebra la festa della traslazione della reliquia del sangue la penultima domenica dell’anno liturgico).

La devozione per il Santo Medico e Martire a Vallo della Lucania fu certamente introdotta dai monaci basiliani del monastero di Santa Maria di Pattano. Con l’erezione in città della Diocesi nel 1851 san Pantaleone ne divenne il protettore principale e la sua chiesa di Vallo della Lucania fu elevata a Cattedrale.

Nella chiesa cattedrale di Vallo sono custoditi, oltre alla reliquia del sangue sempre sciolto, il luminoso e raggiante busto ligneo, rivestito di argento, posto nella navata laterale sinistra, ed un quadro collocato nell’abside che ritrae il famoso miracolo operato per intercessione di San Pantaleone della guarigione del cieco.

La festa

La bellezza e la magia della festa del santo patrono di Vallo della Lucania e della Diocesi quest’anno, a causa della pandemia, vivrà nella mente, nei ricordi di numerosi fedeli. Le misure previste dagli ordinamenti governativi e dalle disposizioni emanate delle autorità ecclesiali impediscono di poter dare vita a quel brulicare di persone, venute da ogni dove, alla piazza gremita di gente festante ed alla tanto attesa e suggestiva processione.

Nella storica ed emozionante azione processionale, le immagini dei santi venerati nelle diverse chiese della città, a cui si aggiungono per tradizione le statue dei santi patroni delle parrocchie limitrofe, sfilano per le strade del centro abitato, precedendo, in una fila ordinata e commovente, animata dai volti sorridenti e gioviali dei portatori, l’arrivo dell’immagine di San Pantaleone. Il simulacro del Santo Patrono (scortato  dalle autorità militari in alta uniforme) è anticipato poi da una lunga fila di fedeli, rappresentanti delle diverse associazioni laicali operanti nelle comunità parrocchiali, dai componenti del Comitato Festa, dai membri della Confraternita di San Pantaleone, dal presbiterio diocesano, dai sacerdoti componenti il Capitolo Cattedrale, dal parroco della Cattedrale ed infine dal Vescovo. È un momento sicuramente di grande folclore ma che esprime più profondamente il concetto della “Communio sanctorum”, la comunione dei santi, l’unione dell’assemblea celeste e dell’assemblea terrestre nell’unica fede e nell’amore per il Signore Gesù Cristo.

Svuotata della sua esteriorità la festa di san Pantaleone del 2020 è ricondotta alla sua essenza spirituale, vissuta nella partecipazione al novenario ed alle sante messe previste nel giorno della festa, in particolare la Santa Messa celebrata in piazza Vittorio Emanuele, presieduta dal vescovo, Sua Eccellenza mons. Ciro Miniero.

L’incanto della festa, che anima il cuore ed il ricordo dei fedeli è solo rimandato. La gioia e l’armonia che si vivono il 27 luglio sono attese per tempi migliori.

“Dal cielo veglia il popolo,

e guida tra i perigli,

i tuoi fedeli figli

difendi o Protettor”.

San Pantaleone stenda la sua amorevole protezione sulla Città e sulla Diocesi di Vallo della Lucania; vegli sul mondo intero e, mediante la sua potente intercessione, operi la guarigione dell’umanità dai suoi tanti mali fisici e spirituali.

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