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Sicignano – Lagonegro, la denuncia: “30 anni di chiacchiere e delusioni”

Sicignano – Lagonegro, la denuncia: “30 anni di chiacchiere e delusioni”

Trent’anni fa la dismissione della linea ferroviaria

Trent’anni fa la dismissione della linea ferroviaria

“Il Vallo di Diano, senza ferrovia, non può che essere considerato come un qualcosa rimasto ai margini della civiltà e del progresso. Trent’anni di binari arrugginiti, quando quel 1 aprile 1987 l’ultimo treno percorse la linea valdianese per poi essere sottratto, brutalmente, ai cittadini. Oggi più che mai il treno è l’unico mezzo di trasporto che può consentire uno sviluppo vero e sistematico per il territorio, a livello turistico, economico e commerciale”. E’ questa la denuncia del Comitato per la Sicignano – Lagonegro, fondato nel lontano 2012.

“La cosa più grave – evidenziano dal Comitato – è la rassegnazione che potrebbe prendere piede dopo trenta lunghi anni senza la ferrovia: intere generazioni sono vissute nel segno di “quel treno chiamato desiderio”, non hanno mai visto una stazione funzionante e associano l’idea di uno scalo ferroviario a quelli degradati e cadenti come Sassano-Teggiano, Padula, Sala Consilina. Trent’anni di chiacchiere e delusioni, con studi di fattibilità fasulli, gonfiati ad hoc per rendere irrealizzabile l’opera di ripristino: come spiegare i miliardi buttati per svincoli autostradali inutili e il non investimento per un trasporto su ferro che solo altrove sembra aver ripreso vigore. Il disinteresse totale delle istituzioni, che con il loro silenzio rumoreggiano più di un mare burrascoso, è lo specchio di un’Italia e di un Vallo di Diano che stentano”.

Secondo il Comitato per la Sicignano – Lagonegro, “Oggi più che mai il treno è necessario, è viva la voglia di rivederlo sferragliare, a 130 km/h, nel Vallo, con la colorata livrea di un Jazz o di uno Swing, treni a basso impatto ambientale, silenziosi e adatti alle pendenze della Sicignano – Lagonegro, in coincidenza con i TAV a Sicignano e Salerno . Persino quegli imprenditori che pensano di investire nella provincia a Sud di Salerno avrebbero una marcia in più sapendola più accessibile, non vincolata all’autostrada o alla Statale 19. Far uscire dall’isolamento un territorio di circa 100.000 abitanti significherebbe dare nuova linfa alle bellezze di un territorio che ha tanto da dire e non merita di essere marginalizzato”.

Il Comitato per la riattivazione della Ferrovia Sicignano – Lagonegro, inoltre, guarda con favore alle recenti riaperture di ferrovie come la Rocchetta S. Antonio – Lioni (per uso turistico), la Ceva-Ormea, oppure la Merano-Malles già da anni acquisita dalla provincia ed utilizzata a pieno regime sia per i turisti che per i pendolari. “L’inversione di tendenza che la politica proprina in ogni tornata elettorale non si vede mai con i fatti concreti  – denuncia il Comitato – e risulta francamente poco credibile ascoltare chi parla di opera inutile e progetto troppo costoso con un vitalizio da 15/20.000 euro al mese”.

Di qui l’appello a tutti “affinchè ognuno faccia la propria parte”.

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